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Tutto il 2021 della scuola, dalla A alla Z

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Dalla A di Abilitazione alla Z di Zan, passando per la G di Green Pass, per la O di Obbligo Vaccinale e per la Q di Quarantena, ovviamente. Di seguito, come consuetudine da quattro lustri, lo speciale riepilogo di Tuttoscuola dei principali avvenimenti che hanno riguardato la scuola italiana nell’ultimo anno.

Con l’occasione porgiamo a tutti i più sinceri auguri per un miglior 2022!

Assegno Unico

(aprile) – L’inverno demografico, paventato già vent’anni fa dai più avveduti e iniziato ormai da un decennio, potrebbe trovare con l’assegno unico per il carico dei figli un efficace strumento di contrasto.
Fu il presidente Ciampi dal Quirinale a parlare per la prima volta di “culle vuote”.  Ma da allora l’Italia, a differenza di altri Paesi europei con il medesimo problema, non è riuscita a varare politiche credibili per evitare questo fenomeno, acuitosi di anno in anno. Di inverno demografico ha parlato anche il papa nel messaggio di Natale con toni preoccupati.
Oggi finalmente il principio del figlio “bene pubblico” è entrato nella legge. I figli sono un bene in sé, relazioni di amore nelle famiglie, ma anche ricchezza e dono per l’intera comunità. Senza figli domani non ci sarà forza lavoro né motore assistenziale e previdenziale per tutti. E la scuola continuerà a scendere di taglia (la scuola dell’infanzia ha già perso un quinto dei bambini negli ultimi dieci anni).

Abilitazione

(gennaio – dicembre) – Procedura abilitante: chi l’ha vista?
Per accedere all’insegnamento, oltre al titolo di studio, serve anche una specifica abilitazione che per i docenti della secondaria di I e di II grado è tutta da conquistare.
Esaurite le procedure straordinarie del passato, serviva (e serve tuttora) un nuovo percorso abilitante, atteso da migliaia di docenti precari che già operano da anni nelle scuole statali e paritarie.
Finalmente, dopo anni di attese, di richieste e di vaghi impegni, l’anno scorso – in applicazione del DL 126/2019 – è stata indetta una procedura straordinaria abilitante (decreto 497 del 21 aprile 2020) aperta a docenti con almeno tre anni di servizio prestati.
La procedura prevede una prova scritta, poi il ministero dovrà organizzare un percorso abilitante per tutti gli ammessi. Tempi non brevi, dunque, che prolungano l’attesa soprattutto per docenti delle scuole paritarie e per docenti di ruolo già in servizio nelle scuole statali interessati al conseguimento di una nuova abilitazione per fruire del passaggio ad altro tipo di cattedra o del trasferimento ad altra sede.
Decine di migliaia di docenti hanno presentato domanda, ma di quel percorso, complice inizialmente anche l’emergenza pandemica, si sono perse completamente le tracce. Chi l’ha visto?
Sarebbe quanto meno opportuno che il ministero fornisse una comunicazione in merito.

Azzolina

(gennaio) – Il 26 gennaio 2021, con le dimissioni di Giuseppe Conte dalla carica di presidente del Consiglio, termina anche l’esperienza di Lucia Azzolina alla guida del Ministero della PI, durata poco più di un anno, che ha raccontato nel libro “La vita insegna. Dalla Sicilia al Ministero, il viaggio di una donna che alla scuola deve tutto” (Baldini+Castoldi).
Subentrata a Lorenzo Fioramonti, dimessosi per protesta per gli scarsi finanziamenti riservati all’istruzione nella legge di bilancio 2021, la parlamentare siciliana, esponente come il suo predecessore del Movimento 5 Stelle, ma più allineata con la leadership del suo partito, si è trovata a combattere in prima linea la difficile battaglia contro le ripercussioni scolastiche dell’epidemia di Covid-19.  Una prova durissima, senza precedenti, che ha assorbito tantissime energie.
Il suo bilancio è in chiaroscuro: negativo sul fronte dei banchi a rotelle (ai quali è stato attribuito un eccessivo peso, sia economico sia strategico), interlocutorio su quello del rapporto con i sindacati e sulla DaD (partita bene nell’affrontare l’emergenza immediata ma che non è diventata crescita strutturale), più positivo su quello dei concorsi, che ha ostinatamente voluto, nel rispetto della Costituzione, opponendosi alle aperture dei suoi predecessori (Bussetti, ma anche Fioramonti) verso forme di reclutamento automatico, prive di alcun vaglio sulla qualità professionale degli aspiranti all’assunzione in ruolo.

Bianchi

(febbraio) – Dopo un breve totoministri, Draghi sceglie per il ministero dell’istruzione Patrizio Bianchi, già professore di politica economica e rettore dell’università di Ferrara, per 10 anni assessore all’istruzione e lavoro della regione Emilia-Romagna. Un tecnico, dunque, ma non privo di esperienza politica. Bianchi, peraltro, era stato nominato coordinatore della task force nominata da Lucia Azzolina nel mese di aprile 2020 con il compito di redigere un piano in vista della riapertura delle scuole a settembre, poi riversato nel volume Nello specchio della scuola (il Mulino).
Si inserisce nel filone di quegli economisti che hanno più valorizzato il rapporto tra investimenti in istruzione e sviluppo economico, da Romano Prodi a Nino Andreatta, da Tommaso Padoa-Schioppa allo stesso Mario Draghi.
Nel corso dell’anno, peraltro, Bianchi si è dovuto impegnare, con esiti – grazie al PNRR – positivi (ma non completamente, vedi i fondi per il rinnovo contrattuale), sul fronte dell’acquisizione delle risorse economiche necessarie per una efficace politica di investimenti sul medio-lungo periodo.

Classi pollaio

(gennaio-dicembre) – In occasione dell’avvio dell’anno scolastico Tuttoscuola accende il dibattito con un documentato dossier, “Classi pollaio, ora basta!”: sono 14 mila, in cui studiano quasi 400 mila studenti, in duemila scuole.
Il ministro Bianchi inizialmente tenta di sminuire il fenomeno, poi annuncia alcuni interventi immediati e l’attuazione di una riforma strutturale. In effetti nel nuovo anno scolastico si registra un piccolo calo delle classi nella secondaria di II grado, sia in valore assoluto (616 in meno) che in termini percentuali (riduzione di 0,5 punti in percentuale). Ma la riforma strutturale appare ancora lontana: la legge finanziaria 2022 si limita a prevedere la riduzione del numero delle classi pollaio soltanto nelle scuole caratterizzate da valori degli indici di status sociale, economico e culturale e di disper­sione scolastica.
Per via amministrativa si procede gradualmente alla costituzione per sdoppiamento di nuove classi di secondaria di II grado grazie alla compensazione di classi di primaria e infanzia chiuse per il calo demografico.
In questo modo il superamento delle classi pollaio avverrà molto gradualmente (anni e anni?) senza costi aggiuntivi per l’erario, ma con disagi non indifferenti per gli studenti e per i loro insegnanti, e penalizzazioni per gli apprendimenti dei ragazzi più fragili.

Coding

(dicembre) In sede di conversione del DL 152 è stato previsto che a decorrere dall’anno scolastico 2025/2026, nelle scuole di ogni ordine e grado si persegue lo sviluppo delle competenze digitali, anche favorendo gli apprendimenti della programmazione informatica (coding), nell’ambito degli insegnamenti esistenti.
A sostegno del coding, dal prossimo anno scolastico il Piano nazionale di formazione dei docenti includerà anche l’approccio agli apprendimenti della programmazione informatica e della didattica digitale.
Entro il termine del 2024-25 saranno definiti gli obiettivi specifici di apprendimento e i traguardi di competenza delle Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione e delle Indicazioni nazionali e delle Linee guida vigenti per le istituzioni scolastiche del secondo ciclo di istruzione. Tempi lunghi, ma almeno si parte.

Concorsi (riforma)

(giugno) – Su iniziativa del ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta, viene approvata la legge di riforma dei concorsi pubblici, compresi quelli della scuola.
Obiettivo della legge è quello di semplificare le procedure e ridurne i tempi di svolgimento.
Il nuovo impianto selettivo, nel rispetto dell’art. 97 della Costituzione, prevede per la scuola una sola prova scritta in modalità computer based, senza la preventiva preselezione per accedervi. L’esito della prova è automatico e immediato, in modo da corrispondere anche all’obiettivo della velocizzazione dei tempi del concorso.
I concorsi della scuola, già banditi l’anno scorso, vengono confermati con la sola modifica della semplificazione della procedura.
Per i concorsi futuri la riforma ne prevede lo svolgimento con cadenza annuale. Si tratta di una previsione astratta e ben lontana, per il momento, dalle effettive condizioni di fattibilità, a causa soprattutto delle difficoltà di costituire le commissioni e predisporre i quesiti per le oltre cento classi di concorso nella scuola secondaria. Tuttoscuola prepara moltissimi candidati, con risultati straordinari: oltre il 90 per cento dei corsisti hanno passato la prova scritta del concorso infanzia e primaria.

Diseducazione civica

(gennaio) Il 6 gennaio di Trump come esempio di diseducazione civica. Gli insegnanti americani sono alle prese con un grave problema, che sta suscitando accese discussioni in tutto il Paese. Il passaggio delle consegne tra il Presidente uscente e il neoeletto è da sempre uno dei momenti più attesi dai docenti per farne oggetto di una lezione di civic education, una materia che negli USA non si insegna – e non si impara – studiando testi, ma analizzando e discutendo con gli studenti casi concreti.
Ma ciò che è avvenuto a Washington lo scorso 6 gennaio, con l’assalto al Campidoglio di migliaia di sciamannati e variopinti tifosi di Trump (trumptruppen, copyright di Massimo Gramellini), si presta caso mai a una lezione a contrario: dettagliata analisi di tutto ciò che non si deve fare, e comunque non sarebbe dovuto mai accadere, in una occasione del genere.
I siti e i social frequentati dagli insegnanti americani sono straripanti di indignazione (aggettivi più ricorrenti: horrific, shocking, disgusting) e di preoccupazione su come presentare l’avvenuto agli studenti.

Draghi

(febbraio) – L’avvento di Mario Draghi alla guida del governo segna non tanto la nascita di una nuova formula politica ma di una nuova fase politica nella quale l’interesse nazionale prevale sulle dialettiche partitiche. Per questo il presidente Sergio Mattarella, constatata l’impraticabilità di una maggioranza politica, assegna la responsabilità di formare il governo a un personaggio super partes, un supertecnico che decide di avvalersi della collaborazione di altri ministri tecnici nei settori chiave dello sviluppo sostenibile in campo economico, ecologico, digitale e, finalmente, educativo.
Soprattutto avvalendosi della collaborazione dei tecnici Mario Draghi riesce nell’impresa di cantierare il PNRR mettendo a punto entro i termini (fine anno 2021) ben 51 obiettivi nella forma necessaria per ottenere lo sblocco dei fondi europei.
Tra questi anche quelli che direttamente o indirettamente interessano il mondo dell’istruzione, ammontanti complessivamente a 30,88 miliardi di euro, includendo università e ricerca.

DAD e DIA

(gennaio-dicembre) – Nel corso dell’anno, con un crescendo rossiniano culminato nella pubblicazione dei dati Invalsi sulla caduta dei livelli di apprendimento registrata nelle prove svoltesi nella primavera del 2021 (posti a confronto con quelli dell’era pre-Covid), ha preso corpo una sorta di fatwa, di condanna senza appello nei confronti della DaD, considerata a furor di popolo (dei social), e di una stampa sempre in cerca di titoli forti e spiegazioni semplici, la responsabile del “disastro antropologico” della scuola italiana, come disse Chiara Saraceno.
Non si è forse riflettuto abbastanza sul fatto che in assenza della DaD le conseguenze del lockdown sarebbero state ben più gravi. Se è facilmente dimostrabile (lo si è fatto in tutto il mondo, in genere tramite test) che la sospensione della didattica in presenza ha provocato mediamente ritardi assai rilevanti nei tempi e nei livelli di apprendimento, non si è forse adeguatamente considerato che la DaD ha comunque permesso l’acquisizione di una certa quantità di contenuti e di obiettivi, e dove ha funzionato bene ha perfino migliorato le prestazioni degli alunni. Si sarebbe dovuto lavorare con lungimiranza sull’innalzamento del livello qualitativo dove è stato insufficiente, anche valorizzando di più le buone pratiche.
Certo, l’esperienza di quest’anno conferma che la DaD non può funzionare come alternativa globale alla didattica in presenza, ma che funziona benissimo in una didattica mista, hybrid, cioè se inserita in un piano di uso corretto e integrato delle tecnologie online e offline. Se la DaD è un fantasma, va esorcizzato. 

Debito buono

(febbraio)L’educazione come valore non solo economico. Mario Draghi, incaricato di formare il nuovo Governo, aveva già manifestato chiaramente il suo pensiero sulla scuola alcuni mesi prima a Rimini. “I sussidi servono a sopravvivere, a ripartire. Ai giovani bisogna però dare di più: i sussidi finiranno e resterà la mancanza di una qualificazione professionale, che potrà sacrificare la loro libertà di scelta e il loro reddito futuri”. Queste le parole pronunciate da Mario Draghi nel suo intervento di apertura del Meeting di Rimini il 20 agosto 2020.
L’investimento in istruzione e ricerca, aveva affermato l’ex presidente della BCE in quella occasione, è “debito buono”, e deve essere considerato prioritario. “Per anni una forma di egoismo collettivo ha indotto i governi a distrarre capacità umane e altre risorse in favore di obiettivi con più certo e immediato ritorno politico: ciò non è più accettabile oggi. Privare un giovane del futuro è una delle forme più gravi di diseguaglianza”.

Educazione motoria

(novembre) – Era stato il ministro Bussetti a prevedere per primo l’inserimento dell’educazione motoria tra gli insegnamenti curricolari della scuola primaria, ma l’impulso per rendere possibile questa riforma è venuto anche dallo straordinario exploit dello sport italiano nel corso di quest’anno, con il trionfo soprattutto dell’atletica italiana alle olimpiadi di Tokio.
Il sottosegretario allo sport, on. Valentina Vezzali, è riuscita a strappare un impegno in tal senso al ministro Bianchi e la disposizione è stata quindi inserita nella Legge di bilancio 2022.
L’introduzione dell’insegnamento dell’educazione motoria è prevista per la classe quinta a decorrere dall’anno scola­stico 2022/2023 e per la classe quarta a de­correre dall’anno scolastico successivo.
L’insegnamento si svolgerà per due ore settimanali aggiuntive all’attuale orario (nelle scuole a tempo pieno sarà in compresenza) e verrà affidato a docenti in possesso di laurea magistrale specialistica in attività motorie e scienze e tecniche dello sport, per i quali varrà lo stesso stato giuridico ed economico dei docenti di scuola primaria.
Si prevede un fabbisogno di poco meno di 5mila docenti. Nota critica è la carenza di palestre per consentire lo svolgimento del nuovo insegnamento curricolare.

Floridia e Sasso

I due sottosegretari all’istruzione che affiancano il ministro Bianchi, espressione dei due partiti che componevano il primo governo Conte e diventati acerrimi avversari nel secondo, mantengono posizioni opposte in materia di reclutamento.
Floridia (M5S) si spende per scegliere secondo il merito, Sasso (Lega) per valorizzare l’esperienza professionale. Sono posizioni diverse ma non inconciliabili. 
Fisicamente i due sottosegretari sono collocati al secondo piano del ministero di viale Trastevere, separati da una ventina di metri a ridosso degli uffici del ministro.
Bon ton istituzionale vorrebbe che le divergenze di opinioni non trapelino all’esterno, mettendo soprattutto in imbarazzo il ministro. Invece, forse primo caso nella storia di questo ministero, sono “volati” tra i due colleghi comunicati che hanno tutte le parvenze di dichiarazioni di guerra, come quello del sottosegretario Sasso: “Alla collega Floridia, che si strugge di nostalgia per l’ex ministra Azzolina – ha dichiarato Sasso – ricordo che…”. E così via.

Formazione per l’inclusione

(settembre) – La nota ministeriale n. 27622, relativa alla formazione in servizio del personale docente ai fini dell’inclusione degli alunni con disabilità, continua a far discutere e a mettere in fibrillazione il mondo della scuola, oltre al fatto che tuttora sono moltissimi i docenti che non sono a conoscenza di questo obbligo di servizio che li riguarda.
I sindacati della scuola hanno dovuto fare buon viso, quando la legge finanziaria mesi fa ha introdotto un particolare obbligo di formazione senza esonero dal servizio per migliaia di docenti curricolari di classi in cui sono inseriti alunni con disabilità. 
Nell’incontro sindacale dopo la pubblicazione della nota ministeriale 27622 (del 6 settembre 2021) per l’attivazione della formazione i sindacati hanno stigmatizzato la mancata condivisione dell’impianto formativo, lesivo, a loro dire, delle prerogative contrattuali in materia.
Da quando la legge 107/2015 (Buona Scuola) ha reintrodotto l’obbligo di formazione in servizio, considerata per tanto tempo un diritto anziché un obbligo, fatica ad entrare nella cultura professionale di molti insegnanti (e di taluni sindacati) che l’aggiornamento sia dovuto. Ma indubbiamente la perentorietà (nei modi e nei tempi) delle disposizioni normative e amministrative, come in questo caso, non aiuta a sostenere e a consolidare questa cultura.

Green pass

(settembre) – L’anno scorso l’avvio delle lezioni in simultanea in tutte le regioni era stato accompagnato da misure anti-assembramento in aula e protezioni individuali anti covid (mascherine, igienizzazione e banchi monoposto o a rotelle) per consentire a 8,5milioni di alunni la didattica in presenza (ma sappiamo come purtroppo è andata soprattutto per gli studenti delle superiori per mesi in DAD).
Quest’anno, mandati in soffitta molti banchi a rotelle (spesi 119milioni per 430mila pezzi risultati talvolta inservibili) e confermate con maggiore tolleranza le misure di distanziamento in aula, si prospetta una nuova forma di vigilanza diretta sul personale scolastico e sugli alunni. Con effetti critici.

Green pass per il personale scolastico per proteggere gli alunni. Si registrano subito resistenze e difficoltà, che si acuiscono con l’inizio delle lezioni, quando la sospensione dal servizio dei no green pass comporta in alcuni casi la non immediata nomina di supplenti in sostituzione, dilatando il disagio per gli alunni.

Senza maschera per la totalità dei vaccinati. La previsione di volere premiare le classi con la totalità degli alunni vaccinati provoca più critiche che consensi (rischi di bullismo, discriminazioni e violazione della privacy) tanto da costringere il ministero sulle difensive con un comunicato che ne sostiene la legittimità basata sul DL 111.

Handicap

(settembre) – Il numero di alunni con disabilità iscritti in questo anno scolastico nelle scuole statali ha raggiunto la ragguardevole cifra di 287mila unità.
Considerando che mediamente l’incremento, costante nel tempo, è di circa 9mila unità all’anno, è prossimo il raggiungimento di 300mila unità. Cresce anche l’incidenza percentuale, a causa del contestuale decremento complessivo del numero di alunni.
Nel 2017-18 vi era mediamente un alunno con disabilità ogni 32 alunni; nel 2021-22 il rapporto è sceso a 26. Ma, mentre questa incidenza quest’anno è di 23,5 nelle regioni del Nord e di 23,9 nelle Isole, in quelle del Nord Est è di 28,9 e in quelle del Sud 27,3.
La Lombardia ha il maggior numero di alunni con disabilità (53.623) e anche il maggior numero complessivo di alunni (1.161.818): l’incidenza è, pertanto, di 21,7 alunni ogni alunno con disabilità.

Homeschooling

(gennaio-dicembre) – Secondo un’indagine della US Census Bureau, pubblicata nel mese di dicembre, la percentuale degli studenti americani che nel corso dell’anno hanno optato per l’homeschooling è cresciuta dal 3,5% del 2019, ultimo anno prima della pandemia, al 9%. Mancano però dati ufficiali a livello federale. In Europa la diffusione è stata assai più limitata.
In Italia, secondo informazioni diffuse dall’ADN Kronos, il numero degli studenti in “educazione parentale” è cresciuto dai 5.126 registrati nell’anno accademico 2018-2019 ai 15.361 del 2020-2021.
Dunque, il numero degli homeschoolers si è triplicato anche da noi, come negli USA, ma partendo da un numero di studenti assai più contenuto. Non si può certo parlare di un fenomeno di massa.

Invalsi

(luglio) – Cambio della guardia al vertice dell’Istituto nazionale di valutazione. Roberto Ricci prende il testimone da Anna Maria Ajello, in carica dal 2014.
La presentazione del Rapporto Invalsi di quest’anno ha diviso i commentatori. Secondo la Cisl-scuola, nessuna sorpresa di fronte al calo degli apprendimenti rilevato: “Era inevitabile che ciò accadesse, in un contesto segnato da lunghi periodi di sospensione delle attività in presenza, nei quali la didattica a distanza si è rivelata un rimedio solo parziale, nonostante il grande sforzo messo in atto dal mondo della scuola”.
Invece il sindacato della Flc-Cgil, da sempre critico nei confronti delle prove Invalsi e delle modalità valutative che l’Istituto adotta da anni per rilevare le competenze e i livelli di apprendimento della popolazione scolastica, ha espresso un pesante giudizio critico.
Questa volta il sindacato di Sinopoli ha sciolto le briglie criticando pesantemente metodo, impianto e risultanze del Rapporto, come attacco contro le scuole pubbliche e contro chi ci lavora. E attacca frontalmente “la disciplina dei test Invalsi mentre quasi in tutta Europa e negli Stati Uniti le valutazioni via test sono messe a dura prova e ormai non vengono più adottate”.   

Lockdown

(gennaio) – Secondo un’indagine condotta da Ipsos tra gli studenti della secondaria di secondo grado, nel 28% delle classi si sarebbe verificato almeno un abbandono di un loro compagno, da quando la pandemia ha compromesso le attività didattiche in presenza. Poiché nel 2019-20 le classi funzionanti erano 121,5mila, si può ritenere che, se fondata la stima del 28%, non meno di 34mila ragazzi hanno abbandonato o siano propensi a non ritornare a scuola.

Trattandosi di un’indagine, i dati non vanno tanto considerati nella loro accezione quantitativa quanto piuttosto nella fenomenologia che essi rappresentano, l’abbandono del percorso scolastico.

Da diverse parti e da tempo si paventava un effetto negativo del lockdown soprattutto nei confronti dei ragazzi più fragili e a rischio di dispersione: l’indagine lo ha confermato, purtroppo.

Maturità 2021

(giugno) – Per la seconda volta nella storia dell’esame di Stato, la maturità è solo orale. Anzi, non proprio. Il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi non accetta le critiche di chi avrebbe voluto la tradizionale prima prova anche alla maturità 2021. “È una sciocchezza dire che all’esame di maturità quest’anno non c’è lo scritto”, ha infatti dichiarato il Ministro. “Abbiamo chiesto alle scuole – spiega – di fare un passo in più per poter sviluppare un pensiero articolato, complesso. Bisogna ricostruire il piacere della scrittura, rifiutando la banalità in cui abbiamo vissuto negli ultimi anni, con parole che sembrano piume al vento; la scuola deve servire ad esplorare la complessità, a comprenderla. La maturità non è un test, è un passaggio per entrare in una giovinezza sempre più matura e adulta”.
L’argomento assegnato entro il 30 aprile dal consiglio di classe al candidato e da questi elaborato con taglio personale e originale e restituito entro il 31 maggio viene discusso davanti alla commissione che ne valuta contenuti eventualmente multidisciplinari.
C’è chi si è chiesto se la pandemia abbia dunque definitivamente riformato la maturità anche per gli anni a venire, ma Bianchi non si sbilancia: “Valuteremo come va quest’anno”.
Non mancano le critiche: una maturità senza tema di italiano mina i concetti di merito e di valutazione che sono i cardini sui quali si dovrebbe basare la scuola.
La discussione sulla prova scritta tradizionale si è nuovamente riaperta in vista della maturità 2022. Sono in molti a chiedere il ritorno della prova scritta come un tempo.
La legge di bilancio 2022 in via cautelare ha previsto (comma 956) che “In relazione all’evolversi della situa­zione epidemiologica e al fine di garantire il corretto svolgimento degli esami di Stato conclusivi del primo e del secondo ciclo d’i­struzione per l’anno scolastico 2021/2022, con una o più ordinanze del Ministro dell’i­struzione, possono essere adottate specifiche misure per la valutazione degli apprendimenti e per lo svolgimento degli esami di Stato conclusivi del primo e del se­condo ciclo di istruzione”.

Mastrocolfi

(ottobre) – L’insegnante scrittrice Paola Mastrocola e il sociologo Luca Ricolfi, entrambi noti per le prese di posizione spesso anticonformiste, pubblicano a doppia firma il volume “Il danno scolastico”, edito dalla Nave di Teseo. La conclusione cui giungono entrambi, pur per vie diverse, è drasticamente negativa, e si riassume nel sottotitolo: “La scuola progressista come macchina della disuguaglianza”. Immediate le polemiche che investono i due (che nella vita sono sposati da vent’anni), tanto che vengono coniati nomignoli per definire la coppia nel suo insieme (Mastrocolfi) e il loro punto di vista (Mastrocolfismo). In prima linea la Flc Cgil e non pochi intellettuali “progressisti”, ma anche i cultori di don Lorenzo Milani, che respingono l’accusa mossa dal libro ai sostenitori della “scuola democratica”, di aver intenzionalmente provocato l’abbassamento degli standard di prestazione richiesti agli studenti nell’intento di favorire l’inclusione e la prosecuzione degli studi degli studenti di più modesta estrazione sociale. Col risultato però, sostengono gli autori, di aver ampliato il vantaggio dei ceti alti nei confronti di quelli bassi, perché a questi ultimi è stata sottratta la chance di competere con gli altri facendo valere la qualità degli studi scolastici compiuti, mentre i ceti alti hanno provveduto via via a rafforzare la formazione dei loro figli con esperienze extrascolastiche, dalle lezioni private ai corsi all’estero. Critiche da loro respinte con veemenza: “la scuola senza qualità è una macchina che genera disuguaglianza”, e la responsabilità è “della cultura progressista (che) ha inteso la democratizzazione non come mettere la cultura alta a disposizione di tutti, ma come ‘diritto al successo formativo’”.

Mattarella

(dicembre) – Con l’avvicinarsi della conclusione del suo incarico settennale come presidente della Repubblica (3 febbraio 2022) Sergio Mattarella è destinatario di forti pressioni volte a chiedergli di accettare il rinnovo del mandato, soprattutto per evitare che il suo posto venga preso da Mario Draghi aprendo la strada a nuove elezioni politiche anticipate. Mattarella chiude il suo settennato, che ha visto alternarsi ben cinque governi (Renzi, Gentiloni, Conte 1, Conte 2 e Draghi) e sei ministri dell’Istruzione (Giannini, Fedeli, Bussetti, Fioramonti, Azzolina, Bianchi), circondato dalla riconoscenza del Paese – più che da quella del Palazzo – per le sue doti di equilibrio, imparzialità e sobrietà dimostrate nella conduzione istituzionale di una difficile fase politica, percorsa da pulsioni populiste e demagogiche. In questi anni Mattarella, già ministro dell’Istruzione nella Prima Repubblica, ha mantenuto uno stretto rapporto con il mondo della scuola, al quale ha fatto sentire costantemente la sua vicinanza anche attraverso frequenti incontri e dialoghi con gli studenti. È in occasione di uno di questi dialoghi con gli alunni di una scuola, fra l’altro, che ha annunciato la sua intenzione di “riposarsi” alla conclusione del suo mandato. Gli sarà permesso? I “giochi” per la prossima Presidenza, come riferiscono gli analisti politici dei giornali, sono ancora aperti.

Neet

(marzo) – La pandemia rischia di aggravare il quadro complessivo dell’istruzione italiana. Ad affermarlo è l’Istat che, anche nell’ottava edizione del rapporto sul benessere equo e sostenibile (Bes), dedica un corposo capitolo all’istruzione e alla formazione. I numeri non lasciano spazio a dubbi. In Italia, nonostante i miglioramenti conseguiti nell’ultimo decennio, non si è ancora in grado di offrire a tutti i giovani le stesse opportunità per un’educazione adeguata. La chiusura delle scuole per contenere il diffondersi della pandemia ha acuito le disuguaglianze. 
Ancora troppi i NEET e i ragazzi che escono precocemente dal sistema di istruzione e formazione. Secondo quanto riportato dal rapporto dell’Istat, la quota di coloro che non studiano e non lavorano, i neet appunto, tra i giovani di 15-29 anni rimane alta e ritorna a crescere, dopo alcuni anni di diminuzioni, fino a interessare il 24% di giovani nel secondo trimestre 2020 (era il 21,2% nel secondo trimestre del 2019). 
Incide particolarmente la componente dovuta all’inattività, specie nelle regioni del Centro-Nord, dove la ricerca di lavoro ha subito una brusca interruzione dovuta alla pandemia di Covid 19.
Ancora alta è la quota di giovani che abbandonano l’istruzione e la formazione dopo aver conseguito al più il diploma di terza media. Nel secondo trimestre 2020, in Italia, il 13,5% dei giovani tra 18 e 24 anni ha abbandonato scuola e università.
Il fenomeno dell’uscita dal sistema di istruzione e formazione preoccupa l’Istat, soprattutto, in termini di disuguaglianze. Attraverso l’esame dei dati del 2019, con i quali è possibile avere una fotografia delle caratteristiche di chi lascia la scuola prematuramente, emerge come la prosecuzione nel percorso formativo, le competenze apprese e le scelte successive sono determinate ancora in maniera elevata dal contesto socioeconomico di provenienza.

Obbligo Vaccinale

(dicembre) – Dal 15 dicembre anche il personale scolastico delle scuole statali, paritarie e non paritarie è assoggettato all’obbligo vaccinale in applicazione del decreto-legge 172/2021 (anche se oltre il 95% del personale risulta già vaccinato). Il mancato rispetto dell’obbligo, dopo la diffida, comporta la sospensione dal servizio e dalla retribuzione.
I sindacati rappresentativi della scuola hanno manifestato posizioni differenziate, confermando, anche su questa materia, l’assenza di una linea comune e unitaria, come emerso in occasione dello sciopero del 10 dicembre.
Favorevoli all’obbligo vaccinale per il personale scolastico la Cisl-scuola (“L’estensione dell’obbligo vaccinale anche a tutto il personale scolastico non rappresenta alcun problema per la categoria già ampiamente vaccinata volontariamente”) e la Flc-cgil (“Si comprende la logica dell’obbligo per il personale che è a contatto con persone che non possono essere vaccinate, come i bambini”).
Perplessità manifestata dallo Snals (“Non possiamo accettare provvedimenti punitivi nei confronti del personale della scuola”).
Critica la Uil-scuola (“Non ci sto alla criminalizzazione di docenti e del personale scolastico. Siamo di nuovo alla gogna mediatica”).
Contraria la Gilda (“siamo a favore dei vaccini, ma non possiamo tacere che l’obbligo deciso dal governo nei confronti del personale scolastico sia discriminatorio nel confronto con altre categorie lavorative”) e l’Anief, che organizza ricorsi collettivi.
L’accertamento dell’obbligo da parte dei dirigenti scolastici ha complicato il rapporto dell’ANP con il ministero per la divergenza sul controllo nei confronti anche degli assenti.
Si potrà conoscere soltanto a gennaio se e quanto l’obbligo è stato rispettato.

OCSE

(giugno) – È stata presentata a Parigi l’edizione 2021 del Rapporto che l’Organizzazione dedica periodicamente all’analisi delle competenze cognitive, personali e sociali ritenute necessarie per raggiungere soddisfacenti livelli di benessere economico e di qualità della vita.
Il Rapporto era quest’anno particolarmente atteso perché le conseguenze della pandemia sul funzionamento dei sistemi educativi e formativi sono state assolutamente straordinarie sia in termini di perdita dell’apprendimento (learning loss) sia per l’improvviso e obbligato passaggio, verificatosi in tutto il mondo, dalla didattica in presenza a quella a distanza.
Per quanto riguarda la scuola il Rapporto nota che le prolungate interruzioni hanno portato molti bambini a progredire meno del previsto nello sviluppo delle competenze. A breve termine, la pandemia sta provocando dovunque un aumento dell’abbandono scolastico. A medio e lungo termine un minore coinvolgimento potrebbe portare l’attuale generazione di studenti a non sviluppare atteggiamenti di apprendimento positivi in un momento di profondi cambiamenti strutturali che richiederanno invece alle persone di aggiornare le proprie competenze per tutta la vita. 

Palestre

(maggio) – Il PNRR prevede un investimento di 300 milioni per il potenziamento delle infrastrutture per lo sport a scuola, per “favorire le attività sportive a cominciare dalle prime classi delle scuole primarie”.
Con riferimento all’anagrafe dell’edilizia scolastica, secondo il Piano nelle istituzioni scolastiche del primo ciclo soltanto il 17% è privo di palestre.
La percentuale può far ritenere che sia possibile colmare il divario per le strutture mancanti con la costruzione di 400 nuove palestre in un quinquennio.
Ma alle dipendenze delle ottomila istituzioni scolastiche vi sono oltre 40mila scuole dove vivono i ragazzi che devono praticare sport o attività motoria, possibilmente in sede, anziché recarsi durante l’orario di lezione nella palestra del territorio.
Quanti sono i plessi e le scuole del primo ciclo (primaria e secondaria di I grado) collocate in edificio dotato di palestra o adibito a palestra?
Nel portale del ministero per l’edilizia scolastica 2018-19, è possibile rilevare che poco più della metà delle 26.754 scuole del primo ciclo sono dotate di palestra: per l’esattezza 14.827, pari al 55,4%.
Risulta pertanto privo di palestra il 44,6%, corrispondente a 11.927 scuole o plessi scolastici: una quantità enorme per la quale la previsione di 400 nuove strutture da costruire in un quinquennio, pur costituendo un impegno notevole, rappresenterebbe poco meno del 4% del fabbisogno virtuale.
È dalla consapevolezza di questa reale situazione che l’attuazione del PNRR dovrà partire.

PEI

(settembre) – Nuovo PEI bocciato dal TAR. Le scuole dovranno lavorare riferendosi al vecchio PEI. Il Tar Lazio, con sentenza n. 9795 del 14 settembre 2021 boccia il decreto Interministeriale (Istruzione ed Economia) numero 182 del 2020 recante l’adozione del modello nazionale di PEI e delle correlate linee guida, nonché modalità di assegnazione delle misure di sostegno agli alunni con disabilità.
Annullate anche tutte le nuove modalità di determinazione del sostegno didattico in base a range predeterminato e in base al cosiddetto “debito di funzionamento”. Il MI si opporrà alla decisione del giudice amministrativo e si rivolgerà al Consiglio di Stato che dovrà pronunciarsi in via definitiva.
La sentenza del TAR che annulla il nuovo PEI costringerà quasi certamente tutte le istituzioni scolastiche statali a riorganizzare il PEI secondo le precedenti modalità.
Complessivamente in attesa di chiarimenti ministeriali, 34mila scuole, 8 su 10, saranno alle prese con un PEI tutto da definire, e coinvolgeranno docenti e genitori di tre quarti delle 302mila classi attivate.

PNRR 

(aprile) – Dopo vari annunci, viene reso noto il testo ufficioso del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) che il Governo dovrà approvare per ottenere i cospicui finanziamenti da parte dell’Unione.
Agli ITS riserva 1,5 miliardi per il periodo 2021-2026 con l’obiettivo di raddoppiare il numero degli attuali iscritti a questi percorsi di formazione tecnica superiore, molto apprezzati dal mondo delle imprese (che assumono i diplomati con percentuali elevate, fino al 97%).
Riguardo specificamente alla scuola il testo del PNRR parla di due tematiche note: la riduzione del numero di alunni per classe e il dimensionamento della rete scolastica. Si parla, dunque, di classi pollaio. C’è da augurarsi che questa sia la volta buona, senza dovere attendere che sia il calo demografico che ha già coinvolto, oltre alla scuola dell’infanzia, anche diverse classi del primo ciclo, a ridurre fisiologicamente il numero di alunni per classe.
L’intervento previsto dal PNRR scuola sul dimensionamento della rete scolastica è generico e un po’ criptico. Si vuole ridurre il numero delle istituzioni scolastiche in nome della razionalizzazione (un eufemismo per risparmiare) oppure dare loro maggiore respiro riducendone il livello di popolazione scolastica (con l’effetto di ridurre il numero delle classi e dei docenti) per rendere la gestione da parte dei dirigenti scolastici più funzionale? Da precisare.
La vera novità del PNRR scuola è contenuta nella frase “In tale ottica si pone il superamento dell’identità classe demografica/aula, anche al fine di rivedere il modello di scuola”.
Cosa significa? Gli alunni verrebbero, dunque, inseriti nelle classi non in base all’età anagrafica? Si prevede forse un’organizzazione a classi aperte con raggruppamento variabile di alunni in base agli interessi manifestati? Oppure in base alle competenze conseguite? Ovvero in base ai livelli di apprendimento raggiunti?
Sarebbe, comunque, una rottura dei tradizionali schemi organizzativi che modificherebbe anche le modalità di lavoro degli insegnanti. Sarà così?

Quarantena

(ottobre) – Non esistono a tutt’oggi dati precisi sul numero delle classi messe in quarantena nella prima parte dell’anno scolastico a causa della positività di un alunno al Covid, ma sono già molti coloro che vorrebbero ridurne al minimo gli effetti e la durata o, comunque, salvare la presenza in classe di buona parte degli alunni del compagno contagiato. Per questa soluzione c’è chi propone di ridurre al minimo la durata della quarantena e/o mettere in quarantena soltanto il compagno di banco dell’alunno contagiato. Di sicuro la girandola delle quarantene ha messo in crisi le scuole, soprattutto quelle che hanno faticato a dotarsi di un sistema flessibile, come quello delle lezioni sincrone, con una parte degli alunni in presenza e il resto collegati da casa.
Massimo Andreoni, primario di Infettivologia al Policlinico Tor Vergata di Roma e direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit), è intervenuto sul dibattito relativamente all’ipotesi di mettere in quarantena non l’intera classe, dichiarando “È chiaro che dovrà essere isolato chi è stato più a contatto con il positivo quindi il compagno di banco o i vicini, ma poi andrei anche a controllare se ci sono state attività fuori dalla classe magari durante la ricreazione. Sappiamo che la vita scolastica non si trascorre solo in aula, ma anche fuori, quindi sarei attento anche nel ricostruire i contatti del caso positivo”.

Quesiti

(luglio – novembre) – Arriva la nuova formula della prova scritta dei concorsi ordinari per il reclutamento dei docenti nelle scuole statali sotto forma di quesiti (50) a risposta multipla in modalità computer based.
Ha il pregio di semplificare la procedura concorsuale, evitando la prova preselettiva e consentendo il diretto accesso alla prova orale con conseguente notevole riduzione dei tempi.
Le commissioni del concorso avranno soltanto il compito di predisporre e valutare la prova orale, perché sarà il sistema a valutare la correttezza delle risposte ai quesiti della prova scritta.
La nuova formula si espone alla critica della prova a crocette che nell’estate del 2020 aveva determinato il blocco del concorso straordinario della scuola secondaria. 
La questione principale di questa prova a quesiti sta nel determinare livelli complessivi equilibratamente idonei a valutare la preparazione di base dei candidati, senza eccedere in difficoltà (asticella troppo alta) come è successo per il concorso STEM di questa estate.
Il concorso di infanzia e primaria può servire da banco di prova per trovare il necessario equilibrio in vista dell’imminente concorso ordinario della secondaria.

Responsabilità DS sulla sicurezza

(dicembre) – Cancellata l’iniqua responsabilità dei dirigenti scolastici per la sicurezza degli edifici.
In sede di conversione definitiva del decreto legge146/2021 da parte della Camera dei Deputati il 15 dicembre scorso, è stato approvato l’art. 13-bis che segna una svolta tanto attesa quanto, a dir poco, rivoluzionaria sulla responsabilità dei dirigenti scolastici per la sicurezza degli edifici scolastici.
I dirigenti delle istituzioni scolastiche sono esentati da qualsiasi responsabilità civile, amministrativa e penale qualora abbiano tempestivamente richiesto gli interventi strutturali e di manutenzione, necessari per assicurare la sicurezza dei locali e degli edifici assegnati, adottando le misure di carattere gestionale di propria competenza nei limiti delle risorse disponibili a legislazione vigente.”
Il dirigente scolastico, nella sua veste di datore di lavoro, è sempre stato considerato responsabile dei danni arrecati anche alle persone (alunni e personale della scuola) a seguito di incidenti provocati da cedimenti o inadeguatezze delle strutture.
Negli ultimi 14 anni vi sono state anche condanne di alcuni dirigenti scolastici per danni subiti da alunni per inadeguatezza delle strutture edilizie, con il caso clamoroso del capo d’istituto condannato per la morte di alcuni studenti nel terremoto de L’Aquila.
Tutto questo nonostante gli edifici scolastici siano di proprietà degli Enti locali che, per legge, hanno l’obbligo di manutenzione straordinaria e ordinaria.

Sciopero

(settembre – dicembre) – L’Accordo sulle norme di garanzia dei servizi pubblici essenziali e sulle procedure di raffreddamento e conciliazione in caso di sciopero per il comparto Istruzione, firmato un anno fa all’Aran dai sindacati rappresentativi, avrebbe dovuto, tra l’altro, semplificare e contenere i disagi dell’utenza, rispettando, comunque, il diritto di sciopero del personale. L’accordo non aveva, tuttavia, impedito a piccoli sindacati con un numero esiguo di iscritti (anche meno di 5 unità) di indire scioperi, contando probabilmente sulle procedure comunicative che spesso non consentono al personale e alle famiglie di conoscere promotori e motivi dell’astensione.
In questo modo, oltre ai sette scioperi indetti nel primo semestre dell’anno che hanno interessato la scuola, altri nove sono stati proclamati dall’inizio di settembre 2021.
Se si esclude lo sciopero generale del 10 dicembre indetto dai grandi sindacati con quasi il 7% di adesioni, per gli altri scioperi indetti da sigle sindacali quasi sconosciute le adesioni sono sempre state dello zero virgola.
Ma in quei casi il disagio delle famiglie degli alunni più piccoli è stato ben superiore allo zero virgola, proprio a causa delle comunicazioni formali sugli scioperi.
Fino a quando non si avrà il coraggio politico di mettere mano doverosamente all’applicazione dell’art. 39 della Costituzione che prevede l’iscrizione obbligatoria dei sindacati con uno statuto interno di rappresentanza democratica, i piccoli sindacati, senza una base attendibile di iscritti e alla ricerca di visibilità, continueranno ad avere licenza di colpire impunemente il servizio scolastico, indifferenti al disagio provocato.     

Sciopero generale della scuola

(dicembre) – Fanno riflettere e discutere i dati ufficiali relativi all’esito dello sciopero generale della scuola del 10 dicembre 2021, indetto da praticamente tutti i sindacati ad eccezione della Cisl scuola. In teoria l’adesione allo sciopero avrebbe dovuto essere altissima, ma in pratica si è fermata al 6,78%, come comunicato definitivamente dalla Funzione Pubblica, mentre stando alla percentuale di rappresentatività (media degli iscritti con delega e dei voti per le RSU) registrata dall’ARAN, i 9 sindacati avrebbero dovuto essere seguiti dal 70,48%.
Quasi 375mila non hanno dunque seguito la scelta del proprio sindacato. I dati parlano inoltre di 85.923 “assenti per altri motivi”, una cifra abnorme, superiore addirittura al numero del personale in sciopero, sulla quale può aver influito la tentazione di allungare il ponte, cadendo il 10 dicembre di venerdì. Alcuni commentatori parlano di ‘flop’ dello sciopero. Forse non è così, ma le leadership dei sindacati, soprattutto quelle dei più rappresentativi, non possono non riflettere sulla distanza che si è registrata tra la loro decisione di scioperare e i comportamenti concreti della gran parte dei loro iscritti. 

STEM

(luglio) – La riforma per il reclutamento dei docenti di scuola statale ha previsto una procedura straordinaria immediata per le classi di concorso STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics) per corrispondere ad un obiettivo del PNRR.
Dal bando del concorso ordinario del 2020 (in attesa di attuazione) vengono stralciate cinque classi di concorso: A20 – Fisica, A26 – Matematica, A27 -Matematica e fisica, A28 – Matematica e scienze, A41 – Scienze e tecnologie informatiche.
Il concorso si svolge in piena estate secondo le nuove regole della riforma del reclutamento.
La predisposizione dei quesiti viene affidata ad alcune università. A causa dei tempi ristretti del bando e della difficoltà di molti quesiti, si registra una pesante selezione dei candidati, lasciando vacanti molti posti e vanificando in parte gli obiettivi del PNRR.
Si parla apertamente di flop e si rende necessaria una immediata replica del concorso.

Tempo scuola

(marzo – dicembre) – Il tempo scuola nel primo ciclo registra da anni un andamento fisiologico bi-direzionale: in costante aumento il tempo pieno nella scuola primaria (dal 29,3% delle classi del 2009-10 al 38,1% del 2021-22), in lenta agonia il tempo prolungato nella scuola secondaria di I grado (dal 23,2% del 2009-10 all’11% del 2021-22).
Per il tempo pieno nella scuola primaria, dopo le dichiarazioni del premier Conte (pochi mesi prima di lasciare il Governo) per la sua generalizzazione, anche il ministro dell’istruzione Bianchi, già nei primi mesi del suo incarico, ha parlato di valorizzazione e incremento.
E l’impegno è stato riversato nel PNRR, anziché, come atteso da qualcuno, nella legge di bilancio del 2022, rinviando, di fatto, la sua attuazione di mesi o di anni.
Per il potenziamento del tempo pieno nel PNRR si pensa di agire su due fronti: mense e palestre opportunamente finanziate (poco più della metà delle scuole primarie ne è privo).
Poiché la costruzione o l’adattamento dei locali necessari non si attua in pochi mesi, ancora per un anno o due il tempo pieno nella primaria si avvarrà soltanto del suo sviluppo fisiologico, mentre il tempo prolungato della secondaria di I grado, abbandonato al suo destino, finirà per esaurirsi.

Tik Tok

(gennaio) – Tik Tok: un dramma su cui riflettere. L’assurda morte della piccola Antonella, vittima di un gioco-sfida portato al limite estremo non può lasciare indifferenti le coscienze di tanti e, in particolare, di chi quotidianamente vive a contatto con i ragazzi, di chi dell’educazione dei più giovani ha fatto la propria ragione di vita o di chi, per professione, raccoglie da loro, oltre a riscontri di apprendimento, anche racconti di esperienze, interrogativi sui perché della vita.
È necessario che la scuola si interroghi, non tanto per chiedersi se per casi del genere abbia qualche responsabilità, se pur indiretta, ma per cercare di capire come intervenire, come aiutare a prevenire, ad esempio, parlandone apertamente in classe.
Il Garante per l’infanzia e l’adolescenza, Carla Garlatti, ha dichiarato “Niente smartphone in classe”, forse riferendosi alla notizia secondo cui, a detta dell’insegnante, nella classe della bambina tutti gli alunni utilizzano il telefonino.
La Garlatti ha anche precisato che “non possiamo impedire ai minori di utilizzare internet e i social, ma servono una maggiore sorveglianza da parte dei genitori e una vera educazione digitale”. 

UK

(gennaio): Regno Unito: didattica in presenza per chi non ha il computer.
Dal 5 gennaio è scattato nel Regno Unito un nuovo lockdown che ha riguardato anche le scuole, comprese le primarie. È stata perciò ripristinata la DaD, supportata però da un massiccio intervento della BBC e di altri media, ma non per tutti. Continueranno a recarsi nelle aule gli alunni i cui genitori non possono assentarsi dal lavoro (keyworkers), e quelli “vulnerabili”, per i quali la didattica in presenza fornita da docenti specializzati è considerata indispensabile; a questi ultimi sono equiparati anche gli studenti che non possiedono un computer, e non possono quindi seguire le lezioni online.
Su quest’ultima decisione del Governo, presa per evitare agli interessati un danno irreparabile, si è scatenata una polemica, alimentata dai sindacati dei docenti e da quello dei capi di istituto (NAHT), che hanno denunciato la mancata consegna agli alunni dei computer di cui pure era stato annunciato l’invio.

Unità sindacale

(dicembre) Lo sciopero generale della scuola del 10 dicembre è stato proclamato da cinque dei sei sindacati rappresentativi del personale della scuola (a Flc Cgil, Uil scuola, Snals, e Gilda si è aggiunta l’Anief) ma il sesto, la Cisl scuola, pur condividendo nel merito molte delle richieste avanzate dalle altre organizzazioni (ma non quella dell’Anief di ritirare l’obbligo di vaccinazione per tutto il personale), ha ritenuto di non aderirvi.
Era da tempo che non si verificava una spaccatura così importante del fronte sindacale, unito per oltre un decennio nel contrasto ai feroci tagli alla spesa per l’istruzione, introdotti a partire dal 2009 dai ministri Tremonti e Gelmini, unità che aveva visto il suo acme nella plebiscitaria astensione dal lavoro del 5 maggio 2015 contro la ‘Buona Scuola’ di Renzi ma che si è mantenuta anche negli anni successivi in presenza di governi di segno anche assai diverso, fino a quello presieduto da Mario Draghi.
Anche in passato ci sono stati diversi accenti e diverse priorità tra le organizzazioni sindacali più importanti, ma l’unità sulle forme di lotta, soprattutto sullo sciopero, era stata preservata. Questa volta no, e in particolare bisogna andare lontano nel tempo per ricordare una divergenza così netta tra la Cisl, peraltro storicamente contrattualista, e le altre sigle confederali (Cgil e Uil), più inclini a una visione conflittualista e in qualche circostanza politica del loro ruolo. Lo sciopero generale biconfederale del 16 dicembre, dal quale peraltro è stato esonerato il settore della scuola, ha confermato la spaccatura: Cgil e Uil da una parte, Cisl dall’altra.

Vibo Valentia

(marzo) – Servizi e titoli falsi, diplomi veri regalati senza esami: un altro crimine a Vibo Valenta.
I fatti di Vibo Valentia hanno fatto emergere un mondo di corruzione a tutto campo come scoperto nel corso dell’indagine ed evidenziati nella conferenza stampa da parte degli inquirenti.
Secondo gli inquirenti, dal 2014 sono state vendute 20-30 mila false attestazioni di servizi scolastici mai prestati e di titoli di studio mai conseguiti.
Proprio in base a quella denuncia l’indagine continuerà per cercare di individuare chi grazie a quei falsi ha ottenuto nomine (soprattutto Ata) su posti pubblici con contratto a tempo determinato o addirittura con immissioni in ruolo.
Il fatto, al di là degli esiti di questa annunciata coda di indagine, giustifica una revisione delle attuali forme di controllo (random, uno ogni dieci) che di fatto sono sostanzialmente inesistenti o inefficaci.

Virologi

Suscita polemiche la canzone “Sì, sì vax”, intonata dal trio formato da tre tra i più conosciuti virologi italiani, Andrea Crisanti, Matteo Bassetti e Fabrizio Pregliasco, a ’Un giorno da pecora’, la nota rubrica satirica di Geppi Cucciari e Giorgio Lauro che va in onda da lunedì a venerdì su Radio uno Rai, resa a suo tempo popolare dagli interventi spesso dissacranti dell’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga. Sulla musica di ’Jingle bells’, i tre scienziati hanno realizzato la loro performance canora ripetendo più volte il ritornello del testo che dice: “Sì sì sì vax, sì sì sì vax, vacciniamoci”. Un modo scherzoso per lanciare un messaggio serio in una trasmissione assai seguita, che lascia intendere quanto grande sia la preoccupazione dei virologi per la nuova ondata di infezioni, dovuta alla variante omicron della pandemia, che sta investendo anche le fasce più giovani della popolazione, quelle degli studenti.

Webinar

(gennaio – dicembre) – Anche quest’anno, e forse ancor più degli scorsi anni, Tuttoscuola si è avvalsa di questo semplice ed efficace mezzo di comunicazione in audio-video con il mondo della scuola, soprattutto per attività di formazione e di preparazione ai concorsi.
Alla media di almeno quattro webinar a settimana e con la sola eccezione della pausa estiva, la nostra redazione ha condotto circa 200 webinar, seguiti in diretta da circa 80mila presenze e in differita da altre 100mila persone.

Zan

(maggio-ottobre) – Dopo mesi di ardua navigazione parlamentare il disegno di legge firmato dal deputato PD Alessandro Zan (“Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità”), approvato dalla Camera, finisce per naufragare al Senato tra le polemiche. Troppi i dubbi e le riserve che ne hanno accompagnato l’iter e che ne hanno riguardato le ricadute ‘scolastiche’. Ci sarebbe stato il tempo per trovare una soluzione condivisa, ma alla fine hanno prevalso i falchi all’interno dei due schieramenti: quelli che hanno fatto dell’intoccabilità del ddl un pretesto (o una ragione politica) per aggregare su posizioni intransigenti lo schieramento avverso al centro-destra, da una parte, e quelli che non erano interessati a trovare una soluzione ma solo a far cadere il ddl con tutti i suoi contenuti (tutti, non solo quelli discutibili) dall’altra.
Per ragioni procedurali il ddl Zan non potrà essere riproposto nello stesso testo prima di sei mesi, ma comunque rischierebbe di riprodurre conflitti più che confronti, anche nella scuola. Meglio sarebbe emendarlo recuperandone tutte le parti volte a salvaguardare la libertà di orientamento sessuale, che ha un solido fondamento costituzionale (art. 3 Cost.), eliminando i punti più discutibili, come quello sull’autodeterminazione del genere “anche se non corrispondente al sesso” e soprattutto l’art. 4 (Pluralismo delle idee e libertà delle scelte) che subordina “la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte” alla condizione che esse non siano “idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti”. Una norma che nella sua indeterminatezza si presterebbe, se approvata, a infinite interpretazioni, con annessi contenziosi.

 


 

Fonte: Tutto Scuola | pubblicato in data