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Sicurezza nei luoghi di lavoro: ne parlano i RLS della FLC CGIL

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Il 13 ottobre si è svolta a Roma l’Assemblea nazionale dei RLS della CGIL. Si sono ritrovati in presenza oltre 150 rappresentanti della sicurezza appartenenti a tutte le categorie. Sono arrivati da tutta l’Italia per condividere le proprie esperienze e le difficoltà nell’esercizio di un ruolo di rappresentanza che trova ancora troppo poco spazio sui tavoli di contrattazione aziendale. La sicurezza sul lavoro non è facile materia di contrattazione, soprattutto nelle piccole e piccolissime imprese a carattere familiare. Ma anche nel settore del lavoro pubblico si fa fatica.

Per la FLC CGIL lo raccontano tre delegati provenienti da vari settori.

Maria Chiara Giannini, insegnante e RLS in una scuola di Firenze, si sofferma sulla necessità di implementare il ruolo del Responsabile dei Lavoratori per la Sicurezza, per rendere più incisiva l’azione del sindacato. Descrive la difficoltà di garantire la sicurezza degli studenti, dopo i forti tagli di organico subiti dopo la riforma Gelmini, in particolare la riduzione di collaboratori scolastici e, soprattutto, rivendica la richiesta di organico aggiuntivo “Covid”, più volte ribadita dalla FLC CGIL e presente già nel Protocollo di sicurezza siglato il 14 agosto 2021.

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Andrea Zerisi, RLS del settore ricerca e RLS presso l’INAIL, rileva la difficoltà di garantire prevenzione e Sicurezza anche sul suo posto di lavoro a causa degli ostacoli prodotti da un modello organizzativo estremamente complesso. Infatti, nell’INAIL il “datore di lavoro” delle sedi di competenza, non ha potere decisionale né di spesa, pertanto, non ha la possibilità di intervenire tempestivamente e con efficacia per risolvere o ridurre il rischio segnalato, dovendo rivolgersi direttamente alla Direzione Generale. È necessario, quindi, uno snellimento del procedimento che conferisca il potere decisionale e di spesa alla sede di competenza e conferisca al ruolo di RLS la giusta valorizzazione perché il confronto con un “datore di lavoro” che non può intervenire diventa demotivante e frustante.

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Giorgio Pancotti, insegnante e RLS in una scuola secondaria di Cittadella (PD), ribadisce in questa fase la necessità del rispetto del distanziamento sociale anche attraverso una rimodulazione degli spazi scolastici e degli spazi aziendali, questo aspetto è stato trascurato, soprattutto in vista dello scopo principale della ripresa dell’economia per riportare la produttività a prima del covid. Non ci si può permettere che la ripresa dei ritmi produttivi sia fatta a scapito della sicurezza sacrificando vite umane. Nel settore della scuola, con la sottoscrizione del nel Protocollo di sicurezza, il Ministero dell’Istruzione si impegnava ad attivare per l’anno scolastico 2021/2022 un piano sperimentale di intervento sulle classi particolarmente numerose, ma dai dati del Ministero si rileva che:

  • solo il 50% delle classi ha meno di 20 alunni, il resto va oltre;
  • il 13% delle classi ha più di 26 alunni, il 19% nelle secondarie;
  • il 50% delle classi con la presenza di alunni con disabilità superano il limite previsto di 20 alunni.

Intanto, in molte parti del paese, ricorre alla MAD (messa a disposizione) per coprire i posti vacanti dei docenti mentre per il personale Ata si continua con lo scorrimento delle graduatorie di terza fascia: è ovvio che la carenza di personale ha una ricaduta negativa sulla sicurezza.

Infine, Giorgio Pancotti propone che, come avvenuto per l’Educazione Civica, venga inserita la disciplina Salute e Sicurezza sul Lavoro tra le attività curriculari, già a partire dalle scuole primarie.

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Fonte: FLCGIL - SCUOLA | pubblicato in data