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Scuole riaperte e incremento dei casi Covid: continua la polemica fra il Ministro Bianchi e sindacati

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Non si fermano le polemiche fra il Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi e l’intero mondo scolastico. Come ormai avviene da qualche settimana a questa parte, la questione riguarda:

  • la riapertura delle scuole in piena quarta ondata;
  • gli studenti che non possono partecipare alle lezioni in presenza;
  • il ricorso alla didattica a distanza;
  • i numeri del personale scolastico in quarantena.

Di fronte a una situazione che già da fine anno rasentava l’emergenza, è ormai chiaro come il Ministro voglia puntare su quanto di positivo fatto dal Governo. In opposizione, peraltro, alle sigle sindacali e alle associazioni di categoria che invece lamentano un sostanziale disinteresse dell’esecutivo verso i problemi della scuola.

Bisogna fare i conti con la realtà, afferma il Ministro Bianchi

Nella sua recente intervista a Che tempo che fa su Rai 3, il Ministro dell’Istruzione ha ancora una volta rivendicato le misure e gli investimenti per la scuola. Nello specifico, ha parlato dei 92 milioni di euro forniti al commissario Figliuolo per i test degli studenti delle superiori, ma anche dell’importanza dei vaccini.

Da questo punto di vista, i dati sono altalenanti, con i ragazzi fra 12 e 19 anni che sono vaccinati per l’85% in prima dose e per il 75% col ciclo completo. La vaccinazione dei bambini è invece ferma al 25%.
Oltre a ciò, il Ministro rivendica anche:

  • l’abbassamento del prezzo delle mascherine FFP2;
  • la distribuzione gratuita di mascherine FFP2 alle scuole.

Sull’ultimo punto, Bianchi ha risposto alle critiche sul bassissimo numero di mascherine distribuite, circa il 10% di quante sarebbero necessarie. In una scala di priorità, il Ministero e la struttura commissariale di Figliuolo hanno dovuto privilegiare le scuole dell’infanzia e i nidi. Sarebbero tuttavia in arrivo oltre 9 milioni di mascherine per il comparto scuola.

Per il Ministro Bianchi, l’importante è che la scuola abbia riaperto.

Carico di lavoro dei Referenti Covid insostenibile, critica l’ANCODIS

Una prima critica all’approccio del Governo nei riguardi della pandemia nelle istituzioni scolastiche arriva dall’ANCODIS, l’Associazione Nazionale Collaboratori Dirigenti Scolastici.
In una lettera aperta al Ministro Bianchi, infatti, il presidente dell’ANCODIS Rosolino Cicero ha parlato della mole di lavoro che ricade sui Referenti Covid. Alla luce delle nuove indicazioni per la rilevazione dei contagi, afferma Cicero, il ruolo di Referente è di continuo appesantito da
“compiti e carichi sempre più complessi che nulla hanno a che vedere con la gestione dei casi di positività della comunità scolastica per contrastare il contagio come inizialmente previsto, visto che nella rilevazione nazionale ora si chiede anche di monitorare i docenti e il personale ATA sospeso.”La figura del Referente Covid, insomma, è diventata un vero e proprio incarico a tempo pieno che oltrepassa anche l’orario lavorativo.

Per il presidente dell’ANCODIS, il Ministero non può continuare ad aumentare un carico di lavoro sempre più oneroso e insostenibile. Di conseguenza, il sindacato comunica che l’attività dei Referenti Covid verrà svolta – in attesa di un segnale concreto da parte del Governo – soltanto nella mattina dei giorni di servizio.

Scuole riaperte per propaganda, secondo FederIstruzione

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Antonio Scarpellino, segretario generale di FederIstruzione, secondo cui l’apertura delle scuole non può far dimenticare:

  • classi con pochi alunni a causa di positività al Covid e quarantena;
  • docenti e dipententi ATA contagiati o sospesi;
  • Dirigenti Scolastici in difficoltà per trovare personale;
  • didattica digitale integrata e lezioni in presenza, con difficoltà da una parte e dall’altra.

Di fronte a quella che pare essere una mera operazione di propaganda, FederIstruzione critica le rivendicazioni del Governo, il cui unico risultato è quello di ignorare i reali problemi della scuola dall’inizio dell’anno. Continua il segretario:
“A tutto questo aggiungeteci ancora le nuove disposizioni ministeriali per la gestione dei casi: un ginepraio di regole che cambiano ogni settimana, una follia generata da gente e presunti tecnici che non conosce la scuola ma si arroga il diritto di gestirla”Una soluzione, in attesa di migliorare l’organizzazione e avere un quadro più definito della pandemia, sarebbe allora stata quella della DaD fino a fine gennaio.

Ciò che servirebbe davvero alla scuola, tuttavia, sarebbe una reale progettazione di spesa. Come al solito, insomma, i fondi del PNRR non sono soltanto un’occasione da non perdere quanto un treno da non far deragliare.


 


 

Fonte: Universo Scuola | pubblicato in data