Categorie
News FLCGIL – SCUOLA News RSS

Scuola: presentate al Senato le linee programmatiche del Ministero dell’Istruzione

Cerca nel sito

Il ministro dell’istruzione Patrizio Bianchi, in audizione in parlamento, ha presentato le linee programmatiche del suo dicastero, annunciando di volere intraprendere un percorso che, oltre a fornire risposte alle esigenze poste dalla pandemia, determini le condizioni per dare avvio a una vera e propria fase di rilancio del sistema nazionale di istruzione, a partire dall’utilizzo delle risorse del “Next Generation EU”. Priorità condivisibili come ad esempio quello l’ampliamento del tempo scuola, ma alcune scelte sono sbagliate come quella di aumentare le sperimentazioni quadriennali. Diversi i vuoti: le risorse necessarie per rafforzare gli organici docenti e Ata, per il rinnovo del CCNL e per stabilizzare subito i precari che da anni coprono vuoti di organico. Nell’incontro del 6 maggio porremo le questioni da integrare e chiederemo risposte chiare.

Il documento inquadra la scuola e il diritto allo studio come principale motore di sviluppo umano e di crescita del Paese, strumento di contrasto alle disuguaglianze, sul quale occorre investire per superare le criticità rappresentate dagli alti tassi di dispersione e dai bassi livelli di istruzione e i ritardi rispetto ai Paesi europei più sviluppati.

È esplicito il richiamo al PNRR nell’indicare i principali obiettivi: sviluppo delle discipline STEM e delle competenze linguistiche e digitali, innovazione metodologica incentrata principalmente sulle nuove tecnologie, estensione del tempo-scuola.

La qualificazione del sistema scolastico nella direzione indicata richiede il ripensamento dei curricoli in una prospettiva di maggiore flessibilità e integrazione tra scuola e territorio, valorizzando i settori ritenuti strategici, quali il segmento 0-6, i percorsi tecnici e professionali, l’istruzione degli adulti.

In questo contesto, coerentemente con il PNRR, si dà un significativo spazio all’istruzione degli adulti di cui si preannuncia la riorganizzazione e il potenziamento dell’offerta formativa senza però declinarne i contorni se non specifici riferimenti all’incremento nella fruizione a distanza dell’offerta formativa e a corsi brevi per l’acquisizione/potenziamento delle competenze digitali. Una visione integrata del sistema di istruzione professionale, di competenza statale, e di istruzione e formazione professionale (IeFP), di competenza regionale, creerebbe le condizioni adeguate per investimenti anche sugli ITS, oltre a fornire importanti strumenti alle persone.

Occorre inoltre riformare il sistema di orientamento degli studenti, con particolare attenzione a quello in uscita dalla scuola secondaria di II grado, e potenziare la cooperazione tra scuole, Università e Ricerca.

Una parte ampia è dedicata agli ITS con l’obiettivo di aumentarne l’attrattività nelle iscrizioni degli studenti in uscita dalla scuola secondaria di II grado, attraverso la riforma del modello organizzativo e didattico. Nessun cenno ai problemi legati all’autoreferenzialità delle Regioni e delle Fondazioni, soprattutto dove vi è un sistema produttivo forte, che è alla base della ridottissima presenza nel nostro Paese di questi istituti.

Imprescindibile sarà fornire soluzioni organizzative in termini di riduzione dell’eccessivo numero di alunni per classe, di revisione dei parametri di dimensionamento della rete scolastica, di interventi in materia di edilizia scolastica, che rappresentano le precondizioni per costruire ambienti educativi funzionali all’apprendimento e al benessere degli alunni e degli operatori.

La valorizzazione professionale, che si basa sulla prospettiva della formazione continua degli insegnanti, richiede nuovi modelli di formazione iniziale per i docenti del I e del II grado, investimenti specifici sugli insegnanti specializzati per il sostegno e un piano organico di stabilizzazioni che veda inizialmente procedure “mirate alle diverse forme con esperienza di docenza a tempo determinato”.

I “patti di comunità” costituiscono lo strumento per rinsaldare i legami con il territorio, per ampliare tempi e spazi scolastici, per realizzare concretamente il principio di corresponsabilità educativa.

Anche l’autonomia scolastica dovrà essere rilanciata nel nuovo corso, attraverso politiche di valorizzazione dei dirigenti scolastici, l’implementazione del contingente dei dirigenti tecnici, la “formazione di profili professionali a supporto dell’autonomia”.

Tra le priorità sono infine indicate la riscrittura del Testo Unico delle leggi sulla scuola, ai fini di una necessaria semplificazione normativa, e il rafforzamento delle strutture periferiche del Ministero per favorire maggiore funzionalità organizzativa e un approccio di governance multilivello alla gestione del sistema.

A questo scopo verranno costituiti “uffici di missione” e specifiche task force finalizzate a obiettivi e progetti complessi.

IL NOSTRO COMMENTO

Riteniamo importanti alcune delle affermazioni riportate nelle dichiarazioni programmatiche, ma occorre mettere a disposizione risorse e compiere le azioni necessarie a partire da ciò che serve per riaprire la scuola a settembre. Nessun riferimento si fa alle tematiche della sicurezza e all’aggiornamento dei protocolli, che pensiamo purtroppo accompagneranno ancora la vita delle nostre scuole soprattutto se pensiamo ad alcune delle dichiarazioni programmatiche, come l’estensione del tempo scuola, gli interventi sullo 0-6, la riforma degli ITS, gli interventi di edilizia scolastica, ecc.

Nelle linee è previsto l’ampliamento della sperimentazione dei licei e tecnici quadriennali con l’aumento da 100 a 1.000 delle classi sperimentali, scelta che appare del tutto ingiustificata, alla luce invece della necessità di aumentare il tempo scuola per tutti e innalzare l’obbligo scolastico ai 18 anni.

Dalle linee programmatiche manca del tutto un riferimento alle misure che si intendono mettere in campo per stabilizzare già a settembre i precari con 36 mesi di servizio che da anni coprono vuoti di organico, compreso gli assistenti amministrativi facenti funzioni DSGA.

Riteniamo troppo generici i riferimenti alla valorizzazione del personale ATA, elemento fondamentale della comunità educante che in questi mesi ha retto, nonostante il taglio di organico subito negli scorsi anni, tutta l’incertezza delle ripartenze in sicurezza. Allo stesso modo non leggiamo nessun accenno al reclutamento e alle politiche sui Convitti e sugli Educandati, da rilanciare per la loro funzione formativa e sociale, anche attraverso un potenziamento e dell’organico del personale educativo.

Si prevede genericamente di rilanciare l’autonomia scolastica, imputando alle scuole l’assenza di un “atteggiamento intraprendente” nella valorizzazione degli spazi di autonomia e non considerando invece le vere ragioni che in questi anni hanno rappresentato un freno alla piena realizzazione dell’autonomia scolastica: mancato trasferimento delle risorse necessarie all’ampliamento dell’offerta formativa, consistenti tagli agli organici del personale docente e ATA, crescita abnorme delle dimensioni delle scuole, aumento esponenziale dei carichi amministrativi e burocratici che non solo l’amministrazione scolastica ma anche altre amministrazioni hanno scaricato sulle scuole, spesso per funzioni e compiti estranei alla gestione del sistema scolastico.

Per poter erogare servizi adeguati le scuole devono essere innanzitutto liberate da ogni onere improprio, poter contare sulle risorse finanziarie e professionali necessarie ad innalzare la qualità dell’offerta formativa, su un dirigente scolastico e un DSGA stabili, su personale amministrativo e tecnico in numero sufficiente e adeguatamente formato.

Relativamente al dimensionamento delle istituzioni scolastiche, solo genericamente richiamato nelle linee programmatiche, occorre invece, come la FLC CGIL sostiene da sempre, ritornare ai parametri previsti dal DPR 233/1999 e applicare l’ordine del giorno approvato nel 2012 dal Senato che indicava la necessità di fissare a 900 il numero degli alunni da utilizzare come parametro di definizione delle istituzioni scolastiche funzionanti e degli organici dei dirigenti scolastici e DSGA, definitivamente chiudendo la prassi delle scuole sottodimensionate prive di dirigenti scolastici e DSGA.

Il Sistema Nazionale di Valutazione resta un grande incompiuto: leggiamo che l’Invalsi, il cui ruolo dovrebbe essere ben altro, entra nel comitato tecnico-scientifico della Scuola di Alta Formazione ma non si fa cenno alcuno alle modalità concrete con cui il Ministro intende implementare il Sistema Nazionale di Valutazione.

Anche la stessa idea dei “Patti educativi di comunità”, sviluppata nel Rapporto del comitato degli esperti prodotto nell’estate 2020, resta alquanto indeterminata per la difficoltà a generalizzare un modello già presente ma solo in alcuni particolari contesti territoriali e che per questo rischia di produrre ulteriori diseguaglianze.

Sullo sfondo il grande assente è il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro, unico vero strumento di qualificazione professionale e sociale delle lavoratrici e dei lavoratori del comparto scuola.

Importanti saranno i prossimi giorni per valutare le effettive volontà del Ministro e del Governo.

Faremo in modo, già dall’incontro programmato per il 6 maggio, di riportare tutti i temi mancanti nelle Linee programmatiche al centro dell’agenda politica di questo ministero, chiedendo risposte chiare e investimenti concreti.

 


 

Fonte: FLCGIL - SCUOLA | pubblicato in data