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PNRR scuola/1: medicina dei mali della scuola italiana?

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Il Recovery Plan poggia su due presupposti: riconoscere la rilevanza dei processi di trasformazione in atto, amplificati dalla pandemia sanitaria, e la necessità di identificare le questioni centrali per un disegno organico di politiche idoneo ad imprimere una ripresa, uno sviluppo ed una crescita economica, sociale, culturale. Costruire competenze, organizzazioni efficaci, migliorare l’istruzione, la ricerca, la sanità, la burocrazia, etc, è l’orientamento del Piano Nazionale di ripresa e resilienza inviato lo scorso 30 aprile alla Commissione Europea.

Sul piano dei contenuti i pregi sono molti anche per il settore istruzione e ricerca al quale sono destinati 30,9 miliardi di euro, a cui vanno  aggiunti 2,9 miliardi del fondo complementare e del React-EU, volti a far crescere la dotazione di conoscenza individuale e perciò collettiva.

Al di là delle misure previste, che sono già una bella novità, per un settore abituato da decenni a dover fare i conti con tagli e ristrettezze di ogni natura, il PNRR scuola contiene un’analisi dei mali principali che affliggono il sistema formativo del nostro Paese. È bene richiamarli, e farne memoria, per verificare, al termine di questo grande esperimento di keynesismo applicato, condotto su scala continentale, quali saranno gli obiettivi raggiunti e quali quelli ancora da implementare. Procediamo per punti.

In primis, il settore dell’infanzia. I posti disponibili negli asili nido italiani sono il 25% dei bambini in età 0–2, ossia 9,5 punti percentuali in meno rispetto alla media europea. Questa scarsa disponibilità di posti, unita all’iniqua distribuzione del lavoro familiare, ancora oggi attribuito in modo prevalente alle donne, è individuata dal PNRR scuola come una delle cause principali della scarsa presenza delle donne sul mercato del lavoro, in alcune zone del Paese. Non solo. Proprio la scarsa disponibilità di infrastrutture deprime la stessa domanda di servizi dell’infanzia, generando un circolo vizioso tra offerta bassa e domanda bassa, nella convinzione dell’impossibilità di una rispondenza da parte delle strutture pubbliche. L’idea del PNRR scuola è quindi quella di aumentare l’offerta, agendo, nel contempo, mediante lo strumento dell’assegno familiare unico per conferire alle famiglie le risorse necessarie per l’accesso ai servizi, nella speranza di rompere il circolo vizioso e favorire un maggior tasso di impiego femminile.

 


 

Fonte: Tutto Scuola | pubblicato in data