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PERISCOPIO – Oltre la confusione

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Il minimo che si possa dire è che nelle scuole italiane la confusione regna sovrana. Solo il ministro Bianchi si ostina a ritenere che l’obiettivo del ripristino della didattica in presenza sia stato conseguito, salvo che nel 6,6% dei casi, come ha detto nel corso dell’audizione del 19 gennaio alla Camera. “Con un grado di copertura dell’82% su 374.740 classi”, ha dichiarato, “il 93,4% delle classi sono in presenza. Di questi il 13,1% con attività integrata per singoli studenti”. Dunque, nell’80% delle scuole le scuole funzionerebbero normalmente, e in presenza.

Dalle scuole e dalla cronaca locale di quasi tutti i quotidiani giunge invece l’eco di un disagio profondo

dell’istituzione scuola, il cui regolare funzionamento è ostacolato, giorno dopo giorno, dall’imprevedibile evoluzione di una pandemia che, al di là dall’ambito sanitario, provoca conseguenze di tipo sociale e psicologico, mettendo i suoi attori adulti (docenti, insegnanti, dirigenti e famiglie) in una condizione di continua ansia esistenziale, e quelli giovani in una situazione di incertezza e di confusione: oggi la scuola c’è, ma domani?

Forse ci si sta apprestando, senza dirlo, a una forma di convivenza con il virus, sul modello lanciato dall’ultimo Johnson in Gran Bretagna (e forse da Biden negli USA) nell’ipotesi di una minore letalità della variante omicron (e nella speranza che non ne arrivino altre più pericolose)? E perché non dirlo, allora, offrendo alla scuola, e alla società tutta, uno spiraglio di luce che squarci almeno un po’ la plumbea atmosfera da apocalisse incombente nella quale essa sta vivendo?

E se non si può (o non si vuole) seguire questa strada, perché non prendere atto del fatto che per il terzo anno consecutivo la scuola non potrà tornare alla “normalità”, cioè tornare a essere “come prima”, tradizionale e in presenza, cominciando a costruire un percorso che porti al “dopo”, a partire dall’alleggerimento (essenzializzazione) dei piani di studio, da una maggiore attenzione per gli interessi e le attitudini di ciascun alunno, e da una utilizzazione non emergenziale della didattica digitalmente integrata?

 


 

Fonte: Tutto Scuola | pubblicato in data