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Nuovo criterio per valutare la professionalità dei docenti. Arriva il parametro “Dedizione all’insegnamento”

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Sta facendo discutere l’articolo 108 della legge di Bilancio 2022, in quanto ad esso è collegato il possibile aumento salariale dei docenti. Questa possibilità si lega a due commi già presenti nella legge di Bilancio 2018, che istituiva un fondo (non particolarmente cospicuo) che prevedeva 10 milioni per il primo anno e 30 dal 2020 in poi e che era destinato alla “Professionalità docente”.

Legge di Bilancio 2022 e dedizione all’insegnamento

Il disegno di legge per il bilancio del 2022 va a intervenire modificando due commi riferiti all’articolo 1 della legge precedente. La modifica è un’integrazione, che pur lasciando sostanzialmente invariata la struttura della legge precedente, aggiunge alcuni criteri di giudizio. In particolar modo all’interno del comma 592 vengono aggiunti, come criteri di valorizzazione della professionalità dei docenti e delle rispettive istituzioni scolastiche i seguenti parametri:

  • la dedizione all’insegnamento;
  • l’impegno a promuovere la comunità scolastica;
  • l’attenzione ad aggiornarsi professionalmente in maniera continua.

In chiusura del comma vengono anche esplicitate le cifre del fondo istituito: 30 milioni di euro per gli anni 2020 e 2021, 240 milioni dall’anno 2022 in poi.

Dedizione all’insegnamento, promozione della comunità scolastica e valorizzazione dell’aggiornamento professionale diventano dunque, come esplicitato nel successivo comma 593 i criteri per disciplinare l’attribuzione delle risorse previste.

Dedizione all’insegnamento. Quali sono i problemi?

Quello che sta facendo discutere anche in ambito sindacale è l’ambiguità dei termini stessi. Cosa si intende per “Dedizione all’insegnamento”? Come misurarla e in base a quali criteri? E riguardo la promozione della comunità scolastica, come può un docente promuovere concretamente il proprio istituto?

Il punto dell’aggiornamento professionale è sicuramente più chiaro e misurabile, anche se permangono dei dubbi riguardo il fatto che frequentarsi dei corsi sia un sinonimo di maggiore professionalità e competenza. Oggi è infatti facile accumulare attestati di frequenza e una norma del genere rischia di mettere in primo piano l’aspetto quantitativo piuttosto che l’effettiva valorizzazione delle capacità dell’insegnante.

I primi due punti rimangono sicuramente i più problematici specie se si pensa che da questi parametri andrà a dipendere l’effettivo aumento dello stipendio dei docenti. La speranza è dunque che i criteri possano essere meglio definiti e integrati con istruzioni di valutazione esplicite.


 


 

Fonte: Universo Scuola | pubblicato in data