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ATA con titoli falsi per scalare le graduatorie, cosa si rischia: denuncia ed esclusione, nessun punteggio per il servizio

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Personale ATA con diplomi, certificazioni e titoli di servizio falsi: non è una novità, purtroppo. L’ultimo caso a Treviso, dove la Guardia di Finanza ha denunciato 101 supplenti ATA scoperti con titoli culturali e di servizio fasulli per scalare le graduatorie. Le supplenze non erano state attribuite nel corso di questo anno scolastico ma tra il 2018 e il 2020. Cosa rischia chi presenta titoli falsi?

L’iscrizione alla terza fascia ATA avviene ogni tre anni con autodichiarazione, ovvero gli aspiranti partecipanti al bando (l’ultimo a marzo 2021, con graduatorie valide fino al 2024) dichiarano, in fase di compilazione della domanda, i titoli posseduti.

Graduatorie colme di candidati, posto di lavoro ambito, nonché l’alto tasso di disoccupazione soprattutto in alcune regioni ed ecco che il titolo falso per scalare la graduatoria salta fuori.

Falsi titoli per assunzione a scuola, 101 denunciati

Il Dm 50 del 3 marzo 2021, che regolamenta l’iscrizione alla terza fascia per il triennio 2021/23, chiarisce all’art. 7 che “tutti gli aspiranti sono inclusi nelle graduatorie con riserva di accertamento del possesso dei requisiti di ammissione. L’Amministrazione, in qualsiasi momento, può disporre, con provvedimento motivato, l’esclusione degli aspiranti non in possesso dei requisiti di ammissione”.

Chi effettua i controlli

Ad effettuare i controlli non è la capofila, ossia la scuola alla quale è indirizzata la domanda, ma la scuola presso cui si stipula il primo contratto di lavoro.

L’istituzione scolastica ove l’aspirante stipula il primo contratto di lavoro, sulla base della graduatoria di circolo o d’istituto di terza fascia nel periodo di vigenza delle graduatorie effettua, tempestivamente, i controlli delle dichiarazioni presentate. Tali controlli devono riguardare il complesso delle situazioni dichiarate dall’aspirante, per tutte le graduatorie in cui il medesimo è
risultato incluso. Art. 6 Dm 50/2021.

Dopo di ché il dirigente scolastico effettua la convalida del punteggio che può avere esito positivo o negativo:

All’esito dei controlli di cui al comma 11, il dirigente scolastico che li ha effettuati convalida a sistema i dati contenuti nella domanda e ne dà comunicazione all’interessato.

La convalida può avvenire subito o dopo diversi mesi dalla stipula del contratto.

In caso di esito negativo, quindi nel caso di autodichiarazione mendace, il dirigente scolastico adotta il relativo provvedimento registrando a sistema l’esclusione di cui all’articolo 7, ovvero la rideterminazione dei punteggi e delle posizioni assegnati all’aspirante.

Il dirigente scolastico comunica il provvedimento di esclusione o di rideterminazione del punteggio all’aspirante e alle scuole da quest’ultimo individuate in fase di presentazione dell’istanza. Restano in capo al dirigente scolastico che ha effettuato i controlli la valutazione e le conseguenti determinazioni ai fini dell’eventuale responsabilità penale di cui all’articolo 76 del citato Dpr 445/2000.

Nessun punteggio

All’aspirante che ha prestato servizio con titoli non posseduti realmente, oltre all’esclusione, le possibili conseguenze penali con denuncia, non viene attribuito alcun punteggio per il servizio svolto nei mesi precedenti alla convalida.

Comma 15, art 6 Dm 50/2021: “Conseguentemente alle determinazioni di cui al comma 13, l’eventuale servizio prestato
dall’aspirante in assenza del titolo di studio richiesto per l’accesso al profilo e/o ai profili richiesti o sulla base di dichiarazioni mendaci, e assegnato nelle precedenti graduatorie di circolo e di istituto di terza fascia, sarà, con apposito provvedimento emesso dal Dirigente scolastico già individuato al comma 11, dichiarato come prestato di fatto e non di diritto, con la conseguenza che lo stesso non è menzionato negli attestati di servizio richiesti dall’interessato e non è attribuito alcun punteggio, né è utile ai fini del riconoscimento dell’anzianità di servizio e della progressione di carriera, salva ogni eventuale sanzione di altra natura.

Esclusione graduatorie e conseguenze penali

Le autodichiarazioni mendaci o la produzione di certificazioni false o, comunque, la produzione di documentazioni false comportano l’esclusione dalla procedura per tutti i profili e graduatorie di riferimento, nonché la decadenza dalle medesime graduatorie, nel caso di inserimento nelle stesse, e comportano, inoltre, l’irrogazione delle sanzioni di cui alla
vigente normativa, come prescritto dagli artt. 75 e 76 del D.P.R. 28 dicembre 2000, n.445.

Cosa prevede il Dpr 445/2000

L’art. 75: “Fermo restando quanto previsto dall’articolo 76, qualora dal controllo di cui all’articolo 71 emerga la non veridicità del contenuto della dichiarazione, il dichiarante decade dai benefici eventualmente conseguenti al provvedimento emanato sulla base della dichiarazione non veritiera“.

E le norme penali all’art. 76 dello stesso Dpr:

1. Chiunque rilascia dichiarazioni mendaci, forma atti falsi o ne fa uso nei casi previsti dal presente testo unico e punito ai sensi del codice penale e delle leggi speciali in materia.

2. L’esibizione di un atto contenente dati non più rispondenti a verità equivale ad uso di atto falso.

3. Le dichiarazioni sostitutive rese ai sensi degli articoli 46 e 47 e le dichiarazioni rese per conto delle persone indicate nell’articolo 4, comma 2, sono considerate come fatte a pubblico ufficiale.

4. Se i reati indicati nei commi 1, 2 e 3 sono commessi per ottenere la nomina ad un pubblico ufficio o l’autorizzazione all’esercizio di una professione o arte, il giudice, nei casi più gravi, può applicare l’interdizione temporanea dai pubblici uffici o dalla professione e arte.

 


 

Fonte: Orizzonte scuola - ATA | pubblicato in data