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Long Covid, Mantovani “Bisogna prevenirlo con il vaccino, anche nei bambini”

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Di fronte allo scoppio della pandemia, la speranza più grande risiedeva in una sua futura sparizione. A quasi due anni dal suo arrivo, invece, il Covid ha dimostrato di essere in grado di cambiare, mutare evolversi ma non di dissolversi.

Recentemente, gli studi evidenziano come il virus abbia cambiato obiettivo principale, scegliendo proprio i bambini: negli Stati Uniti, il 25% dei nuovi casi comprende soggetti in età pediatrica. Ed è lo stesso Alberto Mantovani, direttore scientifico dell ‘Istituto Humanitas di Rozzano, a sottolineare che 1 bambino su 7, tra coloro che contraggono il virus, sviluppa il cosiddetto Long Covid dopo 15 settimane dalla guarigione.

Long Covid: sintomi e indicazioni dell’Iss

Dall’inizio della pandemia a oggi, sono numerose le persone che, dopo aver contratto il Covid-19 manifestano sintomi riconducibili al Long Covid, ovvero un prolungamento dei disturbi tipici del virus che, anziché esaurirsi durante la fase acuta sintomatica, precludono un ritorno a uno stato di salute ottimale.

I sintomi più evidenti e frequenti sono fatica, astenia, febbre e mialgie, che possono colpire soggetti di qualunque età e con diversa gravità. Proprio per questo, l’Iss ha riconosciuto il Long Covid come vera e propria patologia richiedente, quindi, un percorso specifico di diagnosi e assistenza in linea con le direttive dell’OMS.

Per andare più nel dettaglio, le possibili manifestazioni del Long Covid possono essere raggruppate in due grandi categorie:

  • manifestazioni generali: fatica persistente/astenia, stanchezza eccessiva, febbre, debolezza muscolare, dolori diffusi, mialgie, artralgie, anoressia, riduzione dell’appetito, sarcopenia;
  • manifestazioni organo-specifiche: problemi polmonari quali dispnea, affanno e tosse persistente.

Si possono rilevare, inoltre, altri disturbi di origine cardiovascolare, neurologica, gastrointestinale e psichiatrica. In riferimento a ciò, è necessario identificare un possibile paziente Long Covid e definire il miglior processo di guarigione possibile.

Prevenire il Long Covid è possibile ma serve vaccinarsi

Secondo studi recenti,le persone che hanno completato il percorso vaccinale hanno il 50% di probabilità in meno di contrarre il Long Covid rispetto a chi ha deciso di non vaccinarsi. Non solo: il vaccino potrebbe anche essere d’aiuto, nei pazienti Long Covid, nel recupero del proprio stato di salute e nella riduzione dei sintomi.

Sulla scia di quanto detto, Mantovani ha deciso di battersi per la vaccinazione destinata alla fascia d’età 5-11, per la quale è già arrivato il via libera da parte dell’Agenzia del farmaco americana, mentre si attende ancora il parere positivo dell’Ema che, secondo indiscrezioni, potrebbe giungere entro Natale.

La maggioranza dei pediatri italiani si è già espressa favorevole alla nuova campagna vaccinale; lo stesso Franco Locatelli, coordinatore del Cts, si è espresso in merito qualche giorno fa confermando i pareri positivi giunti dagli USA, mentre il ministro della salute Speranza vorrebbe prima ricevere il parere dell’Ema.
“Le complicanze sono più rare ma ci sono – dichiara Mantovani – la malattia nuova che colpisce i bambini si chiama Mis-C, è grave ma rara. Il long covid, con conseguenze a lungo termine, invece è più frequente. Non è chiaro il confine di questo mondo: problemi polmonari, cardiovascolari, renali. Non sembrano legati alla malattia che si è avuta. Pensiamo si possa prevenire con il vaccino”.


 


 

Fonte: Universo Scuola | pubblicato in data