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Le mascherine fornite dallo stato alla scuola non vengono utilizzate

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Fin da quando è stato istituito l’obbligo delle mascherine a scuola con il DPCM del 3 novembre 2020, il rapporto tra i dispositivi di protezione individuale anticovid e gli alunni delle istituzioni scolastiche è stato burrascoso. Dapprima ci sono stati numerosi ricorsi contro la disposizione normativa da parte dei genitori degli alunni, puntualmente rigettati dal TAR, poi siamo passati alla vicenda delle famose Mascherine “Miranda” che si sono meritate il titolo di più odiate della scuola. Insomma, una lunga serie di inconvenienti hanno contraddistinto il destino delle mascherine fornite dallo Stato agli alunni delle scuole, inconvenienti che perdurano anche nel nuovo anno scolastico.

Le mascherine non utilizzate: il Caso dell’istituto Tosi

Gli studenti non le indossano per motivi più che giustificati (scomodità e scarsa qualità i più citati) ma lo Stato ha continuato a distribuirle, il risultato è che i dispositivi respiratori non utilizzati sono stati stoccati nelle scuole causando non pochi problemi logistici. Il caso più eclatante è quello dell’Istituto Tosi di Busto Arsizio dove la dirigente, Amanda Ferrario, dichiare di scrivere quotidianamente a Figliuolo chiedendogli di mandare qualcuno a riprendere le mascherine.
Si fermi questo spreco di denaro – dice la preside – e lo si usi magari per quei bambini che nemmeno hanno i soldi per venire in mensa o acquistare i libri alla secondaria”
Dall’inizio dell’anno scolastico 2021/22 all’istituto Tosi, spesso annoverato tra i più innovativi d’Italia, sono giunte oltre 50.000 mascherine che, dopo essere state rifiutate categoricamente dagli alunni, sono finite per intasare gli scantinati, i magazzini e anche i corridoi della scuola.

Ora le forniture sono state interrotte, ma la Dirigente dichiara che continuerà a inviare una mail al giorno al Generale Francesco Paolo Figliuolo affinchè mandi qualcuno a ritirare i pacchi che si accumulano ormai dall’anno scorso.

Perché le mascherine non vengono utilizzate?

Vengono chiamate “pannolini” o “mascherine mutanda” e snobbate dagli studenti (e anche docenti e dirigenti che le hanno provate), ecco perché:

  • Sono troppo strette;
  • Impediscono il respiro;
  • Puzzano di petrolio;
  • Sono fatte di materiali di scarsa qualità;
  • Gli elastici si rompono con troppa facilità.

La lista del perché le mascherine fornite dallo Stato sono del tutto inadeguate potrebbe continuare e ad essa si può aggiungere un’altra voce con un peso maggiore rispetto alle altre: “sono un vero e proprio spreco di denaro“. Questi dispositivi, infatti, fanno parte di un appalto firmato dall’allora Commissario per l’Emergenza Straordinaria Domenico Arcuri, che ne ha acquistato ben 11 milioni e che adesso è al centro della bufera mediatica.

Domenico Arcuri sotto inchiesta per le mascherine

Concludiamo l’articolo parlando di Domenico Arcuri, il principale responsabile dell’acquisto delle mascherine. Non sono solo i media a rivolgere l’attenzione su di lui nelle ultime ore infatti, secondo quanto riferito da AdnKronos, l’ex commissario per l’emergenza Covid sarebbe indagato per peculato e abuso d’ufficio.
Il fascicolo è stato aperto dalla Procura di Roma e, assieme ad Arcuri, tra gli indagati figurano:

  • Mario Benotti;
  • Andrea Vincenzo Tommasi;
  • Edisson Jorge San Andres Solis.

L’oggetto dell’inchiesta è la fornitura di mascherine provenienti dalla Cina di qualità scadente, molte delle quali sono finite nel giro di distribuzione delle scuole.


 


 

Fonte: Universo Scuola | pubblicato in data