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Formazione, digitale, carriera: i punti fondamentali del PNRR per la scuola

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Il Piano Nazione di Ripresa e Resilienza (PNRR) rappresenta uno strumento fondamentale per garantire la ripresa dei paesi europei dopo il difficile periodo pandemico. Gli investimenti previsti interessano anche la scuola.

I fondi erogati sono dunque una possibilità da cogliere per migliorare la situazione della scuola e del personale, che hanno rappresentato una risorsa fondamentale durante il periodo più difficile della pandemia ma la cui situazione non è delle più rosee.

Il PNRR e i problemi della scuola italiana

Lo stato economico della scuola italiana non è certamente dei migliori. I contratti dei dipendenti non sono adeguati al tenore di vita attuale e gli stipendi sono inferiori rispetto agli standard europei.

Dal punto di vista delle riforme c’è inoltre un ritardo, con il problema atavico dei precari e una transizione digitale che procede con lentezza: tante scuole presentano ancora tecnologie obsolete che influiscono negativamente sulla qualità della didattica, che rimane limitata e arretrata.

Il PNRR dovrebbe limitare i tagli, ma è ancora presto per valutarne gli effetti, visti i pochi dati a disposizione. Quel che è certo è che serve una meticolosa programmazione degli obiettivi da raggiungere e delle rispettive modalità per perseguirli.

Tra i punti principali ritrovati dal ministro Bianchi vi sono il rilancio degli ITS e della formazione propedeutica, per migliorare l’inserimento dei giovani studenti nel mondo del lavoro.

Formazione, semplificazione concorsi e abilitazione. PNRR e DL 36

Previste novità anche per la formazione dei docenti. Una “Formazione continua”, innovativa e attenta a tecnologie e metodologie digitali, che dovrebbe permettere ai docenti di stare al passo coi tempi.

Altro tema caldo è la semplificazione di concorsi, già attuata con il DL 73/2021 e arrivata anche nelle scuole. Il modello semplificato a risposta chiusa, voluto dal ministro Brunetta è però di fatto fallito dopo le tante polemiche sulla prova a crocette.

Il Dl 36 prevede infatti un ritorno alla prova strutturata fino al 31 dicembre 2024, con un aumento delle domande a risposta aperta dal 1° gennaio 2025.

Altro punto previsto dal DL 36 è la revisione del percorso abilitante per diventare insegnanti. I CFU per l’abilitazione devono adesso essere conseguiti esclusivamente in sede accademica (triennale o magistrale), cosa che indirizzerà maggiormente i futuri insegnanti già dall’università.

La durata dell’abilitazione non avrà scadenza ma non darà diritto ad una cattedra. Sarà il primo passo del futuro docente attraverso un percorso di formazione continua che gli richiederà un continuo studio e aggiornamento professionale.

Orientamento, lavoro e dispersione scolastica. Il caso dei Neet

Recentemente si è molto discusso dei “Neet” ovvero dei giovani che non hanno un impiego e che contemporaneamente non investono il loro tempo in formazione o istruzione.

L’alto tasso di Neet ha reso l’Italia uno dei paesi che presenta più criticità in merito all’ambito della formazione a livello europeo. Tra le cause fondamentali di questa situazione vi sono la dispersione scolastica e l’arretratezza dei programmi ministeriali.

I fondi del PNRR, tramite revisione del DL 36, possono essere uno strumento fondamentale per allestire programmi destinati ai giovani che riducano la dispersione scolastica, facilitandone l’ingresso nel mondo del lavoro.

La discussione in Senato dovrebbe avvenire entro il 30 giugno e porterebbe quindi a un ripensamento della riforma, con obiettivi più realistici e vicini nel tempo e nelle possibilità di attuazione.

Tra le soluzioni per aiutare i giovani ad inserirsi nel mondo del lavoro è previsto un allineamento dei curricula che vengono erogati dalle diverse scuole secondarie di II grado, oltre che un contestuale potenziamento delle competenze pratiche e didattiche dei docenti, tramite la già citata formazione continua.

 


 

Fonte: Universo Scuola | pubblicato in data