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Docenti no vax tornano a scuola dopo la positività. Cosa succede adesso

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Si sta assistendo sempre più spesso al rientro in servizio di docenti e personale ATA no vax ma che hanno contratto il virus del Covid 19 in questo periodo.

Uno scenario ampiamente preventivabile, visto che da un punto di vista normativo la guarigione vale come periodo di immunizzazione di 6 mesi, con conseguente rilascio del green pass, la certificazione verde necessaria per lavorare regolarmente.

Rientro per 6 mesi, ma i docenti non cambiano idea: il caso della maestra di Sulmona

Un rientro a tempo determinato insomma, destinato a scadere dopo 6 mesi di servizio nel caso in cui i docenti o gli ATA in questione non volessero regolarizzare la loro posizione vaccinale.

Le prime testimonianze lasciano presagire proprio che si andrà in questa direzione. È il caso della maestra di Sulmona, Alba Silvani, che si era fatta notare per il suo sciopero della fame contro il green pass condotto a settembre.

La docente sta infatti riprendendo servizio nell’Istituto Comprensivo Fontamara di Pescina, in provincia dell’Aquila ma ha già dichiarato che continua a ritenere ingiusto e criminale vincolare la possibilità di lavorare del personale scolastico all’acquisizione del green pass e quindi al vaccino.

Una denuncia che, secondo l’insegnante, vuole evidenziare le carenze del piano pandemico con cui lo Stato ha affrontato la situazione sanitaria e porre attenzione sulla criminalizzazione avvenuta nei confronti di coloro i quali hanno scelto di non vaccinarsi.

La posizione della docente era stata esplicitata con una lettera rivolta direttamente al ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi all’inizio dell’anno scolastico, dove provocatoriamente veniva ricordato come l’Italia fosse una repubblica basata sul lavoro e non sul green pass.

Le accuse della docente: vaccino sperimentale e ricatto green pass

Silvani critica l’utilizzo del green pass, secondo lei inteso non come uno strumento di controllo sanitario, quanto piuttosto come un modo per ricattare varie categorie professionali, obbligandole a vaccinarsi.

Permane dunque la sfiducia nei confronti del vaccino, nonostante gli ottimi risultati della stessa campagna vaccinale sia in termini di prevenzione di ricoveri/decessi , sia per la poca incidenza di effetti collaterali gravi.

Secondo Silvani ci sarebbe anche una sorta di ostruzionismo verso dei farmaci che potrebbero curare il Covid, come il Sotrovimab di Gsk, anticorpo monoclonale e capace di bloccare lo sviluppo del virus nelle prime fasi dell’infezione, ma ancora sperimentale.

Tra le accuse della docente anche il presunto carattere sperimentale del vaccino, nonostante anche da questo punto di vista siano arrivate numerose rassicurazioni da parte dei maggiori organi sanitari internazionali.

Il 92% dei docenti sono vaccinati

Per quanto casi come quello di Alba Silvani siano inevitabilmente destinati a verificarsi, è giusto precisare che i docenti hanno risposto ottimamente alla chiamata ai vaccini, con una percentuale del 92% ad aver già completato il ciclo previsto.
Un dato rincuorante per auspicarsi la tranquilla prosecuzione della didattica regolare nel corso dell’anno, in modo da garantire agli studenti continuità e tranquillità in vista degli scrutini o degli esami di fine anno e che testimonia il senso di responsabilità del personale scolastico.


 


 

Fonte: Universo Scuola | pubblicato in data