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Definizione organici personale scuola/1: quel ‘budget’ assegnato agli USR

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À la guerre comme à la guerre”, recita un noto aforisma francese, il cui significato è più o meno che ogni situazione va accettata per quello che è, facendo il miglior uso possibile delle risorse a disposizione. Purché il realismo e il senso pratico che sono sottintesi in questo motto non si trasformi in una giustificazione dell’immobilismo e della mancanza di programmazione che, a proposito di tradizioni nazionali, sono un dato caratteristico del sistema italiano.

In questi giorni, si stanno costituendo le classi che funzioneranno il prossimo anno scolastico. Tutti gli uffici regionali stanno procedendo alla formazione delle classi e alla distribuzione delle risorse professionali, ossia degli organici del personale docente. Il punto di riferimento è costituito dal DPR 81 del 2009, il quale detta i parametri per la costituzione delle classi. Mai provvedimento normativo fu più discusso: se i critici (gli apocalittici, avrebbe detto Umberto Eco) lo additano come la causa delle “classi pollaio”, i sostenitori (gli integrati, per dirla sempre con il noto studioso piemontese) sottolineano che il numero medio degli alunni per classe è, al contrario, molto basso, sia sul piano nazionale che su quello dei singoli territori provinciali. Entrambi pongono l’accento su un aspetto parziale della vicenda, che non considera il fatto che gli organici del personale scolastico sono un “budget” assegnato agli uffici scolastici regionali (e da questo ai propri terminali provinciali) per far fronte a tutte le esigenze del sistema, in modo tale che, per garantire la presenza della scuola nel più sperduto degli avamposti istituzionali, nel più arroccato dei comuni italiani, soggetto da anni a uno spopolamento emorragico, è giocoforza che nei grandi centri urbani e nei capoluoghi di provincia, dove i  numeri e le strutture sono più ampi, le classi vengano costituite forzando le norme fino, e oltre, i loro limiti. 

Se il sistema ha retto fin qui, con la tradizionale pantomima di sindacati (apocalittici) e amministrazione (integrata) che si registra in questo periodo (con replica della rappresentazione ai primi di settembre), è lecito domandarsi se, in epoca di covid e sotto la spinta della non più procrastinabile ripresa dell’attività scolastica in presenza, fissata già al prossimo 26 aprile, non sarebbe stato il caso di porsi il problema della formazione delle classi in modo nuovo, uscendo dagli schemi di una polemica scontata, basata su mezze verità, che portano necessariamente ciascuno dei contendenti a avere ragione e/o torto per metà.

 


 

Fonte: Tutto Scuola | pubblicato in data