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Buoni pasto al personale ATA, riconoscimento negato da una ingiustizia. Ecco quando spetta secondo la Cassazione

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Se ne parla da tempo, ci sono state alcune proposte anche di natura sindacale  se non legislative a dir poco sacrosante, ma siamo ancora fermi all’anno zero. Eppure con gli orari di lavoro sul tempo 5, oramai consolidati ovunque, o con gli orari pomeridiani, che interessano comunque una platea importante di ATA, si continua a negare il diritto  al buono pasto o alla mensa.

Il buono pasto ha natura assistenziale

La Cassazione afferma che nell’impiego pubblico contrattualizzato l’attribuzione del buono pasto ha carattere assistenziale, è legata ad una particolare articolazione dell’orario di lavoro e non riguarda né la durata né la retribuzione del lavoro (fr. Cass. n. 31137/2019 citata da Cassazione. 8968 Anno 2021

La P.A può negare la pausa pranzo ma il buono pasto è collegato alla situazione oraria lavorativa

La Cassazione Civile Ord. Sez. L Num. 22985 Anno 202° ricorda che il cosiddetto buono pasto “non è, salva diversa disposizione, elemento della retribuzione “normale”, ma agevolazione di carattere assistenziale collegata al rapporto di lavoro da un nesso meramente occasionale , precisandosi poi che comunque “ è indubbio infatti che la P.A. possa negare il consenso alla rinuncia alla pausa pranzo, se ciò entri in contrasto con le proprie esigenze di servizio”.

Quando può sussistere il diritto al buono pasto?

Interessante la Civile Sent. Sez. L Num. 7427 Anno 2016 che pone diversi spunti di riflessione.

La Corte territoriale ha statuito che il diritto ai buoni pasto sussiste solo quando il turno di lavoro sia terminato, ma il lavoratore, a causa dei tempi di percorrenza, non sia in grado di raggiungere la propria abitazione entro le fasce orarie concordate per la consumazione dei pasti; il lavoratore non ha invece alcun diritto se impegnato al lavoro durante tali fasce orarie. Al contrario, afferma la Cassazione, deve osservarsi che la giurisprudenza innanzi richiamata riconosce il diritto ai buoni pasto tanto nel caso in cui durante la fascia oraria concordata il lavoratore sia impegnato al lavoro, quanto nel caso in cui abbia terminato di lavorare, ma i tempi di percorrenza non gli consentano di raggiungere la propria abitazione entro l’esaurirsi di tale fascia oraria.

Nel caso di specie si ravvisava il diritto quando il lavoratore abbia svolto il primo turno (6.00-14.00) o il secondo (14.00-22.00), perché in entrambe le evenienze tale , orario gli impedisce di rientrare a casa per consumare nel primo caso il pranzo, nel secondo la cena. Nell’interpretare la clausola di cui si controverte, il dato centrale indicato dalla previsione contrattuale per fruire del ticket restaurant risiede nell’impossibilità per il lavoratore di consumare il pasto nella propria abitazione a causa dell’orario di lavoro in cui è impegnato, mentre il riferimento ai tempi di percorrenza vale solo quando ciò rilevi a tal fine, ossia quando il turno di lavoro non sia ancora iniziato o sia terminato ma sia comunque impossibile che il dipendente pranzi o ceni a casa a cagione della distanza tra l’abitazione e la sede di lavoro. Nella specie, la sentenza impugnata presenta una violazione dei canoni di interpretazione negoziale nella misura in cui ha escluso il diritto ai tickets in occasione dei turni di mattina e di pomeriggio che ricadevano interamente nelle fasce orarie concordate (12.00/14.00 e 19.00/21.00).

Dunque per sintetizzare il diritto al buono pasto sussisterebbe sia nell’ipotesi in cui durante la fascia oraria concordata tra le parti per la consumazione dei pasti il lavoratore sia impegnato al lavoro per disposizione organizzativa, sia nell’ipotesi in cui il dipendente abbia terminato di lavorare, ma i tempi di percorrenza non consentano di raggiungere la propria abitazione entro la fascia oraria considerata contrattualmente. E si tratta di casistica sicuramente tipica per gli ATA, personale che subisce da sempre una grave ingiustizia in materia, ingiustificabile,  ma a dirla tutta si tratta di una delle tante, che è ora di sanare.

 


 

Fonte: Orizzonte scuola - ATA | pubblicato in data