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Aumento dei contagi: scuole chiuse a gennaio?

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La variante omicron continua ad avanzare e lo fa con un ritmo pari ad almeno il doppio di contagiati ogni 48 h rispetto la variante delta. I dati diramati nelle ultime ore destato un notevole allarme in tutti, tanto che il Governo in primis pare stia valutando l’idea di non riaprire le porte scolastiche dopo il canonico periodo di chiusura festiva.

VARIANTE OMICRON E SITUAZIONE CONTAGI

È stata indetta dal premier Mario Draghi una cabina di regia fissata al prossimo 23 dicembre, da lui presieduta, per discutere dell’incedere della variante omicron. Successivamente verrà anche istituito un Consiglio dei ministri con l’obbiettivo di studiare ad hoc nuove misure restrittive da introdurre. Intanto è già stata presa quella relativa alla riconduzione in zona gialla di 11 regioni italiane: a partire da oggi, lunedì 20 dicembre, infatti, Veneto, Liguria, Marche, Trentino Alto-Adige, Friuli-Venezia Giulia e Calabria vi sono entrate. Sono ad oggi 11 milioni gli italiani costretti alla zona gialla; numero che si stima potrebbe addirittura triplicare in occasione delle ricorrenze festive. Di questo passo, potremmo trovarci presto in una situazione di nuova emergenza sanitaria, con regioni collocabili addirittura nella zona rossa.

CHIUSURA DELLE SCUOLE

Il consiglio istituito da Draghi per prendere decisioni imminenti in merito alle restrizioni da introdurre prima del termine dell’anno, mira ad evitare quanto più è possibile l’aumento dei contagi: è stato stimato, infatti, che se la variante omicron dovesse incedere ancora di questo passo – se non accelerare addirittura – già a partire dalla prima metà del nuovo anno si potrebbero avere circa 60 mila contagi al giorno.

A questo punto si pensa alla chiusura delle scuole dopo la pausa legata alle festività natalizie. Ciò detto, però, dovrebbe avvenire soltanto in quelle regioni il cui andamento dei contagi sarà talmente critico da richiedere il passaggio in zona rossa: secondo quanto stabilito dalla legge, infatti, gli alunni di un’area, di una regione o di una provincia possono essere mandati in Dad soltanto se le contingenze sanitarie sono talmente gravi da richiedere tale misura. Il Dl. n. 111 del 6 agosto 2021, all’art.1 comma 4, stabiliva nel 31 dicembre 2021 il termine dello stato di emergenza ma conteneva allo stesso tempo la deroga, per sindaci e presidenti di regione, per effettuare disposizioni relativamente al comma 1 del Decreto (svolgimento delle attività didattiche in presenza) nello stato di zona arancione o rossa. Successivamente, con la sua conversione in legge, la legge 133 del 24 settembre 2021 stabilisce la soppressione della zona arancione.

Tuttavia recentemente – lo scorso 14 dicembre – il Consiglio dei ministri ha approvato, nella seduta n. 51, un decreto legge che prevede la proroga dello stato di emergenza nazionale e, conseguentemente, delle misure per il contenimento dell’epidemia fino al 31 marzo 2022. Questo starà a significare che, qualora dopo l’epifania dovesse rilevarsi una situazione rischiosa, con i colori delle regioni che virano al rosso, allora si concretizzerà, malauguratamente, il progetto di didattica a distanza sebbene il proposito – e gli sforzi – siano sempre stati quelli diretti alla continuità della didattica in presenza.


 


 

Fonte: Universo Scuola | pubblicato in data